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ALTRI SUGGERIMENTI E OPINIONI
- PAOLO GURISATTI (economista e docente universitario) - DANIELE MARINI (direttore Fondazione Nordest) - AMEDEO VERONESE (editorialista) - Daniele Marini (direttore Fondazione Nordest) - "Il Nord-Est cambia marcia. In azienda tornano i capitali" - Luigi Rossi Luciani (Federazione degli industriali del Veneto) - ULDERICO BERNARDI (sociologo) - ALDO BONOMI (direttore di Aaster, centro di ricerche sociali) - DINO MENARIN (presidente Camera di Commercio di Vicenza) - FRANCO MASELLO (presidente Centro Studi sull'impresa e sul patrimonio industriale) - GIOVANNI LUIGI FONTANA (docente e storico dell'Università di Padova) - Ricerca Università di Padova e Cuoa Impresa - GIUSEPPE DE RITA (segretario generale del Censis) - ULDERICO BERNARDI (sociologo, docente all'Università Ca' Foscari di Venezia) - ADOLFO URSO (Vice ministro dalle Attività Produttive) - DANIELE MARINI (Direttore Fondazione Nordest) - VENDEMMIANO SARTOR (presidente Confartigianato del Veneto) - OSSERVATORIO FONDAZIONE NORD-EST - IMPRENDITORI E POLITICI di Veneto e Friuli Venezia Giulia - PINO BISAZZA (imprenditore) - GIAN PAOLO PRANDSTRALLER (ordinario di Sociologia all'Università di Bologna) - PAOLO FELTRIN (docente di Scienza dell'amministrazione all'Università di Trieste) - ENZO PACE (ordinario di Sociologia all'Università di Padova) - GIANCARLO GALAN (presidente Regione Veneto) - CLAUDIO PASQUALETTO (giornalista) - PAOLO GURISATTI (docente di Politiche Regionali Europee dell'Università di Padova) - DANIELE MARINI (Direttore Fondazione Nord Est) - GIORGIO DRAGO (Amministratore Delegato Palladio Finanziaria) - GIOVANNI COSTA (ordinario di Organizzazione aziendale alla facoltà di Economia dell'Università di Padova) - GIORGIO TAMARO (dirigente della direzione industria Regione Veneto) - MAURIZIO MORELLI (dirigente della direzione artigianato Regione Veneto) - LUCIANO OLIVOTTO (docente all'Università Ca' Foscari) - ENRICO CANCINO (CRACA Coop.r.l.) - CONFARTIGIANATO DEL VENETO - CRACA COOP.R.L. - ROBERTO MARCHETTI (Direttore Bankitalia Venezia) - ILVO DIAMANTI (Docente Università di Urbino) - CESARE NOSIGLIA (Vescovo di Vicenza) - LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (Presidente Confindustria)
PAOLO GURISATTI (economista e docente universitario): ... E qui si inserisce il caso veneto, suggerisce Gurisatti: l'avvio di un percorso innovativo che capovolga il rapporto tra le istituzioni "paternalistiche" dello Stato e le nuove istituzioni emergenti a livello locale ... Un Veneto che oggi "affronta la sfida della produttività con un programma di sviluppo locale che prescinde dalle regole e dalle opportunità offerte da Stato nazionale e istituzioni comunitarie, ma che dimostra di funzionare", Questa, osserva Gurisatti, è già oggi una metropoli diffusa, forse inconsapevole, ma capace di gestire relazioni forti con l'economia globale, di attirare risposte da tutto il mondo, e di mantenere livelli di reddito e di occupazione più che accettabili … "un nucleo di iniziativa diverso dal passato riesca a costruire la sintesi del modello veneto futuro, riesca a dare un nome alla metropoli emergente, a cambiare la sua reputazione internazionale, a creare nuove istituzioni che possano essere riconosciute in tutto il mondo come la specifica architettura costituente di un nuovo giocatore globale del terzo millennio". ("Altro che declino, è qui il laboratorio di nuovi percorsi", Il Gazzettino, 25/05/2005)
DANIELE MARINI (direttore Fondazione Nordest): La ricerca coordinata dal direttore della Fondazione Nord Est Daniele Marini ha evidenziato una "depressione" che pervade gli imprenditori italiani; l'effetto è una previsione pessimistica sul futuro compensata a Nord Est da un dato che nonostante tutto non cambia: questa zona del Paese rimane un laboratorio, e pur nelle difficoltà generali le imprese venete e friulane segnalano performance di rilievo: sono le più aperte ai rapporti internazionali (46,8% del Nord Est contro il 35,5% dell'Italia), fanno più investimenti in innovazione (75,0% Nord Est, 66,9% Italia), sono più propense a "fare squadra" per competere sui mercati (76,4% Nord Est, 71,5% Italia). ("Il Nordest non s'arrende", Il Gazzettino, 20/05/2005)
AMEDEO VERONESE (editorialista): Questo Nordest non è "né neo, né post", proprio come diceva il titolo del dibattito organizzato dall'Alea (Associazionedei laureati in economia, aziendale) a Ca' Dolfin a Venezia. Per la verità su questo Nordest si faceva anche l'ipotesi che ci fosse "l'identità (forse) ritrovata". Ebbene dopo quasi quattro ore di dibattito possiamo tranquillamente togliere quel forse e dire che non c'è'proprio un'identità, almeno così come veniva intesa negli anni Ottanta e Novanta come "modello Nordest" ... "Siamo un sistema affastellato che sta in piedi con lo spago" dice di questo "Nordest che arranca" il prof. 'Rullani che chiede uno sforzo collettivo di nuove idee per uno sviluppo che lui esemplifica in tre stadi ... L'orizzonte per le medie e piccole imprese, è ancora a corto raggio e la nebbia avvolge ancora il futuro di una, gran parte del Nordest. ("Nè post, nè neo. Solo nebbia fitta", Il Gazzettino, 10/05/2005)
Daniele Marini (direttore Fondazione Nordest): "... il vero salto culturale da fare, è imparare a cooperare. Manca una regia comune sul piano economico e su quello politico. Del resto, è un'area che ha sempre tenuta alta la bandiera del "fare da sé". Ora è venuto il momento di svoltare, e di cercare concretamente e pragmaticamente una via della cooperazione ... Ci deve essere una operazione da costruire nel medio-lungo periodo, una mediazione culturale, un laboratorio. Si devono far crescere le iniziative nei luoghi associativi, di formazione e cultura. Ad esempio, la Confartigianato di Vicenza ha messo in piedi una vera e propria scuola, con docenze tenute da professori universitari, imprenditori e analisti, lezioni ed esami, per preparare e affinare le conoscenze degli imprenditori. Lo stesso percorso si dovrebbe mettere a disposizione per i futuri amministratori pubblici, e per quanti intendano percorrere la carriera politica". (" Regia comune per economia e politica, Il Sole 24 Ore, 13/05/2005")
"Il Nord-Est cambia marcia. In azienda tornano i capitali": I capitani sono coraggiosi: quando la sfida si fa più dura non esitano ad entrare direttamente in partita e, nel caso specifico, ad aprire il portafoglio personale. Lo dimostra una vasta indagine realizzata da Neafidi su tre anni di bilanci, dal 2001 al 2003, di circa 2000 piccole e medie aziende dell'area di riferimento del Consorzio, che comprende le province di Vicenza, Verona, Venezia, Belluno e Rovigo. Dati alla mano con un fatturato cresciuto di un modesto 4,5% nel triennio, il capitale investito è aumentato in rapporto al fatturato del 16,62% ed i mezzi propri, sempre in rapporto al fatturato, sono cresciuti del 17,67 % ... L'indagine di Neafidi sui bilanci, oltre ad evidenziare questo rilancio degli investimenti, conferma che chi soffre di più questa fase congiunturale sono le microaziende: la classe di fatturato fino a 2 milioni di euro ha avuto una contrazione di fatturato. (Il Sole 24 Ore, 05/05/2005)
LUIGI ROSSI LUCIANI (Federazione degli industriali del Veneto): "Il 50% della crescita economica mondiale viene dall'Asia - ha detto - e questo deve farci riflettere che la crescita non passa più dall'Europa; la nostra è lenta e quella industriale addirittura negativa". Nel Nordest poi i limiti delle imprese vengono indicati nel fatto che sono piccole, con scarsa innovazione e famigliari. Tre elementi che dagli Anni Settanta e fino ai Novanta sono stati elemento vincente e ora mostrano tutta la loro debolezza. ("Nordest, un modello malato", Il Giornale di Vicenza 23/04/2005)
ULDERICO BERNARDI (sociologo): "Alle Cassandre che si disperano perché il Nordest non c'è più, io dico che qui si continua a progredire. Il Veneto va avanti, e progredisce perché ha alle spalle una grande tradizione che resiste. E da qui che bisogna ripartire. Non si esce dalla crisi se non si recuperano i valori. Questa è la mia idea e su questo sono roccioso. Del resto, chi vuole fare un salto in avanti deve fare qualche passo indietro per prendere la rincorsa. Per il Veneto e il Nordest è la stessa cosa: due passi indietro nella tradizione per saltare nel futuro". ("Il Nordest deve prendere la rincorsa", Il Giornale di Vicenza 11/04/2005)
ALDO BONOMI (direttore di Aaster, centro di ricerche sociali): "I margini di profitto calano, i clienti guardano altrove, gli investimenti si riducono ... per Vicenza non è l'ora del declino. Perché il successo non era effimero, poggiava su elementi di forza che tuttora esistono. Certo non ci sono più gli spazi di una volta, anzi serve una forte razionalizzazione del territorio, e non c'è nemmeno l'abbondanza di manodopera di una volta, ma la forza, soprattutto quella imprenditoriale, è intatta". ("Vicenza insegue l'eccellenza perduta", Il Sole 24 Ore, 27/03/2005)
DINO MENARIN (presidente Camera di Commercio di Vicenza): "E' essenziale recuperare le radici storiche, con tutto il bagaglio di esperienza che la città possiede soprattutto dal dopo guerra ad oggi. Alle istituzioni centrali e locali spetta oggi più che mai il compito di garantire sostegno e governance dell'innovazione, promuovere la formazione e la ricerca, e produrre i beni pubblici di cui v'è assoluta urgenza. ("Dalla manifattura alle aziende hi-tech. Per Vicenza un nuovo Rinascimento"; Corriere Veneto 11/03/2005)
FRANCO MASELLO (presidente Centro Studi sull'impresa e sul patrimonio industriale): "Siamo oggi di fronte ad un nuovo Rinascimento dell'economia vicentina. Fino ad ora siamo stati poco attenti a porre le basi per un futuro solido, perché eravamo troppo impegnati a correre. Ma oggi ci stiamo per forza di cose adeguando portando avanti un cambiamento che parte dall'interno delle imprese". ("Dalla manifattura alle aziende hi-tech. Per Vicenza un nuovo Rinascimento"; Corriere Veneto 11/03/2005)
GIOVANNI LUIGI FONTANA (docente e storico dell'Università di Padova, autore del libro: "Le radici di un nuovo futuro. Dieci tesi sull'economia vicentina"): L'economia vicentina non è arrivata al capolinea. Né la crisi in cui si dibattono decine di aziende sarebbe sintomatica di un'inversione significativa di tendenza nel processo di sviluppo del settore produttivo. In corso, tuttavia, c'è una metamorfosi: dalla manifattura all'evoluzione tecnologica. Un processo in corso che spinge a parlare di "albori" di un nuovo Rinascimento economico ... ("Dalla manifattura alle aziende hi-tech 'Per Vicenza un nuovo Rinascimento"; Corriere Veneto 11/03/2005)
Ricerca Università di Padova e Cuoa Impresa: I risultati della ricerca "Alleanza e internazionalizzazione delle Pmi" realizzata dal Prof. Paolo Gubitta, Università di Padova, e Fabio Pierobon, Cuoa Impresa, hanno evidenziato che la sfida per la competizione si gioca su due driver: superare la prossimità spaziale, quindi operare con imprese distanti fisicamente e cognitivamente e orientare la logica del puro scambio verso la logica della condivisione. ... le strategie migliori per competere a livello globale, sono: determinare il sistema di sviluppo per la piccola industria, internazionalizzazione dei prodotti, ricerca e sviluppo e proprietà intellettuale. ... Il contesto della ricerca: 127 aziende, con range di fatturato fra i 2,8 e i 15 mln di euro, dipendenti da 1 a 126 unità ... solo il 18% del campione ha infatti delocalizzato. "In base a quei dati - spiega Gubitta - non è possibile dire se la delocalizzazione sia un bene o un male per le imprese vicentine. Una considerazione a margine è certamente che da questo risultato emergono i limiti, le difficoltà inerenti ad un processo di trasferimento della produzione altrove ... Sul tema "collaborazioni e alleanze strategiche", cuore della ricerca, l'indicazione è che il 65% delle imprese ha dei rapporti di collaborazione lungo la filiera. ... Il 15% di questi 65% dichiara di aver instaurato alleanze che si possono considerare strategiche. Il 4% lo ha fatto per ottenere riduzione dei costi, il 4% lo ha fatto per sostenere lo sviluppo per superare lo scalino dimensionale, l'8% per ampliare la relazioni. (Il Giornale di Vicenza, 08/03/2005)
GIUSEPPE DE RITA (segretario generale del Censis): "Quando in Italia il 35% del Pil deriva dal sommerso, un istituto di credito che operi in ambito locale sa benissimo che non può chiedere al titolare di una piccola azienda di portargli i conti veri" ... smonta così la teoria che vuole il sistema bancario spesso refrattario a concedere finanziamenti perché chi li chiede non presenta bilanci trasparenti. ... non sta in piedi se si osserva, ad esempio, che in Italia dal 2000 si sono vendute un milione di abitazioni l'anno per il 40% pagate con denaro contante…."su soldi che neppure possono essere tradotti in assegni". ... "Vent'anni fa mi entusiasmavo a studiare questa saga dell'economia locale, oggi osservo il fenomeno in modo molto più pacato". La grande assente, anche se inflazionata per la frequenza con cui viene evocata, è la capacità del tessuto produttivo di recuperare i vecchi livelli di competitività. Le misure legislative a questo proposito attese da Palazzo Chigi sono però osservate dal segretario Censis con parecchio scetticismo. "Non arriveranno - pronostica - perché ci sono oggettive difficoltà a scriverle. Da una parte a causa dell'esiguità delle risorse finanziarie disponibili, dall'altra per l'assenza di idee brillanti da proporre. La terza causa - conclude De Rita - è dovuta anche ad una diminuzione di capacità dei funzionari ministeriali". ("De Rita analizza i problemi del Nord Est: Bisogna ritrovare la vecchia competitività", Corriere del Veneto, 05/03/2005)
ULDERICO BERNARDI (sociologo, docente all'Università Ca' Foscari di Venezia): "... a essere in crisi oggi è la consapevolezza della propria cultura e della propria storia. Sicuramente è una incertezza transitoria: una fase è finita e quella successiva non è stata ancora compiutamente avviata ... I valori prevalenti nella nostra emancipazione erano quelli consueti della famiglia, e quindi anche l'ambito dell'imprenditorialità diffusa a carattere familiare in qualche caso è cresciuta fino a diventare grande impresa. ... Il nostro riferimento valoriale viene diritto da quel cristianesimo di Aquileia che è sempre stato un cristianesimo del fare, una religiosità concreta…la ricerca di un riferimento nuovo attraverso appunto l'associazionismo e il volontariato ... ... contento più generale, quello del deficit di integrazione ... Gli immigrati devono essere integrati in una realtà aggregata, ma se questa è invece disgregata o sradicata è chiaro che non è possibile arrivare all'integrazione ... La spinta verrà dalla voglia di avere una società sicura, che prenda coscienza del consolidamento di un nuovo asse morale ... Il nuovo sistema sarà fondato più sulla qualità che sulla quantità ... elevato livello di conoscenze acquisite e che nasconde anche qualche sopresa, come l'emancipazione delle donne". ("Nuova consapevolezza nei nostri valori", Il Sole 24 Ore, 25/02/2005)
ADOLFO URSO (Vice ministro dalle Attività Produttive): "... Tra delocalizzazioni selvagge, che il governo vuole scoraggiare con forza; concorrenza sleale, che spesso arriva da Oriente; un passaggio generazionale più difficile del previsto e una riconversione industriale che tarda a realizzarsi, il Nord Est ha imboccato una strada nuova, impervia, dal futuro incerto. ... Come reagire? ... Tre le linee di indirizzo. A partire dal blocco della delocalizzazione selvaggia…il governo non darà più un euro a chi agirà in questo modo. ... La seconda linea da perseguire è quella di supportare la nascita di consorzi dell'export e di nuovi distretti, passando attraverso la fusione tra società ... Infine, la promozione. Che è sempre un bene. Perché bisogna far conoscere all'estero il proprio brand, la propria azienda, il proprio lavoro". ("Nord Est, marcia in più per tornare a crescere", Corriere del Veneto, 21/01/2005)
DANIELE MARINI (Direttore Fondazione Nordest): "... Diversi sono ormai gli studi di natura comparativa, sui fattori competitivi del futuro, che evidenziano come l'Italia occupi, fra i Paesi più avanzati, quasi costantemente le posizioni inferiori delle diverse classifiche: infrastrutture, burocrazia, investimenti in innovazione, tecnologia e altro ancora. Ciò ovviamente non depone a nostro favore ed è il frutto di scelte politiche (e in alcuni casi anche imprenditoriali) che affondano le radici nel passato, sicuramente non lungimiranti. ... Non si tratta, però, di fare la solita lunga lista delle nostre carenze. Molto meglio è agire pragmaticamente, valorizzando le risorse di cui disponiamo, aiutando le Pmi a crescere nelle loro dimensioni e nelle loro specializzazioni. Aiutandole si a spostarsi e a presidiare i nuovi mercati, ma anche creando attorno a loro un ambiente che possa favorire la crescita. ... l'attrattiva di un sistema economico e territoriale richiede un complesso sforzo di sistema. richiede una progettualità di lungo periodo. richiede attori imprenditoriali e pubblici che sappiano scommettere, investire e rischiare. Alle imprese compete di sviluppare maggiormente innovazione e ricerca, di proiettarsi sulle produzioni a maggior valore aggiunto, di investire nel capitale umano, di offrire percorsi di carriere e professionali accattivanti. Al soggetto pubblico compete la realizzazione di infrastrutture funzionanti e agibili ...". ("Sistema-Italia, quell'appeal da ritrovare", Il Sole 24 Ore, 15/01/2005)
VENDEMMIANO SARTOR (presidente Confartigianato del Veneto): "... il Veneto sta perdendo banche, centri decisionali, mezzi di comunicazione. Un vuoto di rappresentanza, capacità, responsabilità. A chi imputabile? Naturalmente ad "altri". Qualche tempo or sono, i grandi imputati, sono stati gli uomini politici. Non entro nel merito di quanto accaduto, guardo all'oggi e mi chiedo: chi ha governato le banche venete? Chi sta ora a capo di enti (come la Fiera di Padova, tanto per restare nell'attualità), soggetti economici, media? Chi vende ai "foresti" o porta lontano dal Veneto attività produttive e tecnologie? Faccio molta fatica a immaginare che tali contingenze siano attribuibili agli artigiani o dai piccoli imprenditari. Allora forse sarebbe bene che certe categorie, invece che lamentarsi, si guardassero in casa. Evitando prima di pontificare (a livello di principio) e poi scaricare (nella pratica) ... qualche tempo or sono, una ventata di novità ha imposto il fatto che a gestire luoghi e spazi di rilevanza pubblica fossero soprattutto soggetti economici. ... probabilmente è bene che rimettiamo un po' di ordine. Riassegnando alla politica il ruolo che le è proprio e a chi fa impresa ciò che gli appartiene". ("Lo scaricabarile nel Veneto dei vuoti", Il Gazzettino, 28/12/2004)
OSSERVATORIO FONDAZIONE NORD-EST: Il passaggio generazionale, se non viene governato opportunamente, rischia di minare la sopravvivenza delle imprese del Nord-Est. L'ha dichiarato il 55% degli intervistati dall'Osservatorio della Fondazione Nord-Est. ... Nonostante questi rischi, il 40% degli imprenditori ritiene che la conduzione dell'azienda di famiglia non deve a ogni costo passare di padre in figlio: la titolarità dell'impresa resta alla famiglia, la gestione ai manager. Cambia anche il modo di essere imprenditori. Le nuove generazioni hanno infatti una percezione dell'essere imprenditore che si discosta da quella dei colleghi senior. Per i giovani, è prevalentemente o esclusivamente una professione (53,6%); nei "vecchi" la vocazione ha una preminenza pressochè assoluta (84,1%). I padri si affidano soprattutto o solo al fiuto e alle capacità di intuizione (72,1%). I giovani attribuiscono più importanza alla preparazione culturale e professionale (48,6%). ("Nei giovani meno vocazione all'impresa", Il Sole 24 Ore, 3/12/2004)
IMPRENDITORI E POLITICI di Veneto e Friuli Venezia Giulia Massimo Calearo (presidente degli industriali Vicenza): "... possiamo pensare di un unico polo fieristico Vicenza-Verona-Padova? Una proposta più che una domanda" Cinzia Palazzetti (presidente degli industriali di Pordenone): "Bisogna decidere le priorità, in fretta". Andrea Tomat (presidente industriali Treviso): "Nel 2000 non si può sviluppare solo la dorsale autostradale e dimenticare la pedemontana". Giovanni Fantoni (industriali del Friuli): "Gran parte della nsotra economia vive ancora forme di protezione, dobbiamo riverificare questa situazione". Riccardo Illy (presidente regionale Friuli Venezia Giulia): "... Adesso occorre guardare bene all'internazionalizzazione, avviare nuove strategie delle imprese". Carlo Fratta Pasini (presidente Banca Popolare di Verona Novara): "... le popolari sono una risorsa nostrana. Sono convinto che se non c'è finanza non si procede". Gianni Zonin (presidente Banca popolare di Vicenza): "Proviamo a far stare assieme le tre fiere. ricordiamoci che il 25% del credito sta ancora con le popolari, che difendono interessi degli imprenditori". Maurizio Sacconi (sottosegretario al ewlfare): "C'è una metamorfosi da non confondere con la crisi". Maurizio Fistarol (parlamentare della Margherita): "Bisogna capire che strumenti vuole usare questo Nordest per rappresentarsi, per dialogare, per contare". ("La locomotiva d'Italia sta cambiando", Il Gazzettino, 13/111/2004)
PINO BISAZZA (imprenditore): "... certo non vale più ragionare come si faceva solo dieci o quindici anni fa, gli andamenti economici con regolarità ciclica non esistono più, la globalizzazione ha travolto tutte le regole, l'unica vera regola è che non ci sono regole. Coscienti o incoscienti, spesso anche criticati, gli imprenditori del Nord-Est hanno saputo aprire in questi anni nuove aree di produzione alla ricerca prima dei costi migliori ma poi di fondamentali ritorni per il mercato e il servizio. In sostanza il Nord-Est si è creato un know how di presenza all'estero che mi sembra non abbiano, o non abbiano nella stessa misura, altre aree italiane. ... Siamo riusciti non solo a realizzare fuori alcuni processi produttivi ma abbiamo anche integrato questa capacità con la conoscenza di nuovi mercati e l'offerta di nuovi servizi. In questo percorso i figli, i giovani, sono stati introdotti a pieno titolo e il fatto che l'itinerario imboccato presenti molte difficoltà, ha fatto maturare molto, e bene, le nuove generazioni. ... il sapere degli anni Sessanta voleva dire fare una buona produzione e questo bastava, oggi sapere vuol dire avere una formazione completa, forse più attenta al marketing e ai mercati che a una produzione che si dà per scontato debba essere di alta qualità e competitiva nei costi. ... La visione degli imprenditori è ormai globale... se si vuole una civiltà industriale si deve anche mettere nel conto un certo prezzo, altrimenti si sceglie la pastorizia. ... Oggi le associazioni sono un punto di incontro ma soprattutto di confronto. E' molto utile fermarsi talvolta a riflettere, a guardare il quadro generale per poi fare scelte individuali, perchè il confronto è uno straoridnario momento di arricchimento". ("L'esperienza all'estero eredità preziosa", Il Sole 24 Ore, 12/11/2004)
GIAN PAOLO PRANDSTRALLER (ordinario di Sociologia all'Università di Bologna): "... in seguito alla rivelazione della grande capacità cinese di applicare ogni sorta di scienza e tecnologia e di servirsene in chiave competitiva, lo sviluppo economico dipenderà dalla Scienza in una misura molto più radicale di quanto sia avvenuto negli ultimi decenni del XX secolo ... Vorrei tratteggiare qualche probabile effetto del nuovo corso applicandolo in via di ipotesi al nostro Nord Est ... 1) ... Il capitalismo ipercognitivo implica il tramonto dell'imprenditore avventuroso, coraggioso ma incolto, che ha avuto fortuna negli ultimi trent'anni ... 2) ... Per essere un produttore significativo non sarà più sufficiente produrre una cosa qualsiasi: occorrerà produrre qualcosa di "nuovo". Vi sarà pertanto una forte convergenza tra l'innovatore e il produttore ... 3) Il vero motore dell'impresa sarà il "centro di ricerca" ... L'impresa coinciderà con l'agenzia che inventa senza tregua nuovi prodotti o servizi ... La delocalizzazione del settore esecutivo aumenterà, fino a lasciare nel Nord Est solo il cervello direttivo e creativo delle imprese. 4) Il rapporto di dipendenza si trasfomerà in rapporto di "collaborazione". L'imprenditore dovrà farsi aiutare dai cervelli che offrono al mercato nozioni ed idee di nuovo tipo ... " ("Quattro scenari per il Nord Est", Corriere del Veneto, 11/11/2004)
PAOLO FELTRIN (docente di Scienza dell'amministrazione all'Università di Trieste): Secondo un rapporto Eurispes sull'indice si sivluppo economico regionale, Lazio e Campania hanno soprassato Veneto e Friuli - Venezia Giulia. "Con i numeri bisogna stare sempre attenti perchè spesso possono indicare cose stranissime ... In verità, tutti gli indicatori che abbiamo a disposizione indicano che tutto sommato il Veneto non se la sta cavando male: è una delle regioni con il tasso di disoccupazione più basso d'Europa; è una delle regioni che, nonostante tre anni di crisi mondiale, tutto sommato mantiene tassi di occupazione piuttosto elevati; ci sono alcuni segnali di crisi, è vero, ma anche si ripresa. Quindi, se andasse male il Veneto, tutto il resto del Paese chissà dove andrebbe a finire". (Sono Lazio e Campagna il vero Nordest" - "Se fosse vero, povera Italia", Il Gazzettino 17/10/2004)
ENZO PACE (ordinario di Sociologia all'Università di Padova): "La continuità e l'estensione dello sviluppo della piccola e media impresa nel territorio del Nordest hanno significato prorpio questo: chiamare a raccolta tutte le energie umane, dla piccolo villaggio alle tante città medie ,ad una scommessa collettiva. Questa scommessa è stata vinta ed ha coinvolto una vasta platea di soggetti economici e sociali, creando una mentalità collettiva, un insieme di stili di vita e valori plasmati dall'etica del lavoro e del successo. Uno sviluppo, dunque, capace di unire le tante identità locali e regionali. Da questo punto di vista, ciò che accade oggi non è nuovo. Così come non è inatteso il fatto che molti operatori economici e osservatori sociali si rendano conto che le sorti dell'avvenire non possono essere più riposte, in modo prevalente, sul dinamismo dell'economia locale o regionale, ma che si debba andare oltre i confini tradizionali del Nordest, inserendosi nei processi transnazionali in atto nel mondo intero". ("NordEst, il mondo abita alla porta accanto", Il Gazzettino, 10/10/2004)
GIANCARLO GALAN (presidente Regione Veneto): "Il Norde Est è in fase did eclino? Errore. Stiamo vivendo, al contrario, una metamorfosi vitale del ssitema economico e industriale, con un modello che si sta ridefinendo e rinnovando. ... I cambiamenti in corso vanno considerati una metamorfosi virtuosa e positiva del modello economioco e sociale, non come na crisi preoccupante". ("C'è metamorfosi del modello", Il Sole 24 Ore, 05/10/2004)
CLAUDIO PASQUALETTO (giornalista): "Tutti i discorsi che si vanno facendo su internazionalizzazione, innovazione, dimensioni finiscono col ricadere nel più grande problema della squadra, del sistema, perchè, come hanno voluto ribadire anche i giovani industriali veneziani nella loro recente assemblea, è inutile che a innovare siano solo le imprese se non c'è un analogo, se non più forte, impegno fuori dei cancelli. Un sistema che deve partire da lontano, dalla cura del territorio. C'è la questione dei capannoni, che qualcuno ritiene siano troppi, ma sarebbe miope occuparsi solo degli immobili. Va difesa una qualità della vita già eccellente, ma vanno creati soprattutto queli elementi che danni appeal al territorio, che determinano la scelta di manager e di inventori. E qui entrano in ballo la cultura, la ricerca, l'università e anche le strutture per il tempo libero, il verde. Se a tutti è chiaro ormai che questo Nordest non potrà più tornare a essere competitivo sulle lavorazioni primarie, quelle a più basso valore aggiunto, meno condiviso sembra il concetto di un'area aperta in cui i fattori ambientali sono determinanti per la nuova crescita". ("Il Nord Est punta al salto di qualità", Il Sole 24 Ore, 27/09/2004)
PAOLO GURISATTI (docente di Politiche Regionali Europee dell'Università di Padova): "...Quali riflessioni ricavare da questi scorsi di vita quotidiana della nostra realtà veneta passata e presente? In primo luogo l'idea che il mestiere dell'imprenditore può essere interpretato in modo creativo, anche al di fuori delle icono ereditate dalla letteratura e dalla filosofia politica ottonovecentesca. Dalle nostre parti è ancora abbastanza facile svolgere una funzione sociale e produttiva per il territorio, non necessariamente dentro i principi e l'ideologia dell'homo oeconomicus e individualista. In secondo luogo la sensazione che Vicenza oggi, così come Montebelluna trent'anni fa, non è necessariamente "periferia" di un sistema globale che ha nelle metropoli americane il suo centro naturale. Vicenza, così come Montebelluna, sono quartieri di una metropoli diffusa, di una regione che si qualifica già nella geografia economica di questo inizio millennio come diretta antagonista o partner di città metropolitane come Los Angeles, San Francisco, San Paolo, Bangkok e Shangai. Certo, non son tutte rose e viole! Ci mancano ad esempio un sistema politico e di governo "metropolitano", ma non ci mancano la rete di relazioni globali e la possibilità di costruire ruoli sociali e imprenditoriali innovatori. Anche questo è Nordest, baby". ("Facciamo squadra vi squadra?", Vicenzaabc, 14/09/2004)
DANIELE MARINI (Direttore Fondazione Nord Est): "... Il Nord Est assomiglia a colui che è al passaggio dei 40 anni: nel transito dalla giovinezza all'età adulta ... Quella "centralità" era divenuta una specificità e interpretata come diversità. Talvolta, come contrapposizione, se non addirittura distacco ... La psecificità oggi non si traduce più in una distinzione, alla ricerca di una separatezza. Bensì nel tentativo di affermare una "diversa declinazione" dello sviluppo. ... La specificità diviene, allora, uno strumento utile per ridisegnare le alleanze degli interessi e della loro rappresentanza; allungando le reti produttive dei distretti ben oltre il confine regionale e nazionale, stabilendo partnership per lo sviluppo economico con soggetti internazionali. ... A partire dai risultati raggiunti, oggi è necessario offrire un disegno al Nord Est. Esso si costruisce, però, se c'è una leadership coesa che lo considivide. In primis, fra gli stessi produttori, perchè non sempre è così (come dimostra il dibattito su delocalizzazione e internazionalizzazione), fra i diversi mondi associativi e del lavoro. Fra chi dovrebbe regolare e progettare lo sviluppo: la politica. Arrivato ai 40 anni, è giunto il momento di passare da un'immagine in tradizionale (e sommessa) stile Nord Est a un'idea di Nord Est in grande stile". ("Il Nord Est alla boa dei primi 40 anni", Corriere del Veneto, 12/09/2004)
GIORGIO DRAGO (Amministratore Delegato Palladio Finanziaria): "Il processo di ristrutturazione sarà violento. Chi non capisce rapidamente quale direzione prendere è destinato a saltare. E' bene muoversi con tempismo: chi non lo fa finirà male ... La propensione al rischio è più bassa del passato. Una reazione tipica è la convinzione di potercela fare anche se il mondo è cambiato, magari accettando redditività minori e con qualche cambiamento d'importanza minore. ... Cresce il numero degli imprenditori che si trovano a un bivio: sostenere lo sviluppo dell'impresa investendo i risparmi personali e aumentando così il rischio, oppure continuare a tenerli separati. Per vincere la sfida occorre destinare quote della ricchezza personale alle aziende. Soltanto in quest'ultimo caso è possibile affrontare sfide che sono più difficili del passato. Tanti però non sono disponibili a farlo. Tra loro si distinguono gli imprenditori saggi e quelli che traccheggiano. I primi preferiscono vendere, per la maggior parte a società di altre regioni oppure estere, mentre i secondi prendono tempo e rischiano di finire male. In entrambe le situazioni il Nord-Est s'impoverisce". ("Nord-Est, è finito il tempo dei 'solisti'", Il Sole 24 Ore, 5/10/2004)
GIOVANNI COSTA (ordinario di Organizzazione aziendale alla facoltà di Economia dell'Università di Padova): "Il solo modo per uscire da una crisi è di cambiare profondamente i propri comportamenti, le proprie visioni del mondo, le modalità di operare... Le crisi sono salutari in quanto costringono a rimettere in discussione tutto. Le crisi rappresentano ottime opportunità a chi è più veloce nel percepire con realismo i cambiamenti necessari. Non è abbastanza diffusa la percezione di una responsabilità personale di ciascuno nel cercare le vie d'uscita. Qualche esempio. Le crisi occupazionali che accompagnano in certi settori le delocalizzazioni non si superano bloccando questo processo, ma riconsiderando sia la strategia delle imprese che il modo di lavorare. Coltivare l'idea di poter uscire da una crisi che nasce a Treviso portando il problema a Roma, è un modo vecchio di pensare... La crisi dei consumi che investe un po' tutte le città del Veneto non si risolve se non cambiando l'approccio alla distribuzione commerciale, ma anche riconsiderando profondamente i modelli di consumo e i comportamenti d'acquisto di ciascuno. La crisi delle città sopraffollate dal traffico e dall'inquinamento non si superano se non affermando una visione nuova dell'equilibrio territoriale e costruendo la disponibilità di cittadini, commercianti, portatori di interessi più o meno forti a rimettersi tutti in discussione. ("Si scrive crisi ma si legge cambiamento", Corriere del Veneto, 2/10/2004)
GIORGIO TAMARO (dirigente della direzione industria Regione Veneto): "Il mondo della piccola impresa e dell'università finalmente si parlano. L'intervento legislativo attuativo attuale, mira a finanziare veri processi di innovazione. La questione fondamentale è la valutazione dei progetti: se vengono valutati prima di essere finanziati i problemi non sorgono". (dal meeting "I processi di innovazione nelle piccole imprese", 08/07/2004)
MAURIZIO MORELLI (dirigente della direzione artigianato Regione Veneto): "Bisogna trovare delle metodologie di riconoscimento della cooperazione e dell'impegno nel campo dell'innovazione. Bisogna mettere assieme Associazioni, Regioni e mondo accademico". (dal meeting "I processi di innovazione nelle piccole imprese", 08/07/2004)
LUCIANO OLIVOTTO (docente all'Università Ca' Foscari): "Bisogna migliorare il rapporto delle piccole imprese con il fenomeno della rete, creando ambienti di 'iperconoscenze' in grado di aprlare con altri sistemi e di riportare in azienda le conoscenze che servono; al contempo bisogna saper accettare il dialogo ed il confronto con l'aumneto della qualità delle persone, dei processi e delle procedure. Bisogna valorizzare il ruolo delle piccole aziende come tali, garantendo approcci, strumenti e indicazioni strategiche proprie, e non emulate dalla grande impresa". (dal meeting "I processi di innovazione nelle piccole imprese", 08/07/2004)
ENRICO CANCINO (CRACA Coop.r.l.): "L'innovazione è ben radicata anche nel mondo delle piccol eimprese. Che innovano quotidianamente, ma in silenzio, quasi sempre senza preoccuparsi di brevettare la propria scoperta. Questa realtà è oggetto di una serie di ricerche già avviate e condotte dalla Confartigianato in collaborazione con l'Università Ca' Foscari di Venezia, che vedranno passare ai raggi x il mondo della piccola impresa del Veneto. La realtà evidenzia che nelle piccole imprese esistono processi di innovazione costanti. Sfatando il luogo comune che vuole le nostre imprese attente all'innovazione di processo, ma incapaci di innovare i prodotti; nella gran parte dei casi i processi di innovazione avvengono in autofinanziamento; raramente le innovazioni vengono brevettate; spesso, soprattutto nel caso della sub fornitura, vengono introdotte senza nemmeno valorizzarle presso il committente, considerandole alla stregua di un normale adeguamento produttivo. La gran parte delle innovazioni è prodotta in azienda, con risorse interne: il ricorso a consulenti esterni non è la norma. Per valorizzare questo sistema occorrono strumenti specifici, che mettano al centro l'impresa con la sua voglia e capacità di innovare, invertendo la rotta rispetto al passato, quando si mettevano al centro dell'attenzione, e dei finanziamenti, i centri di ricerca e le università, con la conseguenza che la ricaduta dell'innovazione tra le Pmi era pressochè nulla". (dal meeting "I processi di innovazione nelle piccole imprese", 08/07/2004)
CONFARTIGIANATO DEL VENETO - CRACA COOP.R.L.: "Siamo consapevoli che che innovazione e ricerca siano fattori decisamente importanti per la gestione de la vita delle imprese, medio o grandi che siano: è giusto altresì affermare che le piccole imprese sono innovative anche se questo non appare nelle ricerche, ma lo fanno in maniera silenziosa, quotidiana, graduale. L'innovazionesi attua per piccoli passi progressivi e nella cooperazione. Occorre attivare finanziamaneti comunitari che giacciono a bandi e formalità assolutamente inacessibili alle Pmi.
ROBERTO MARCHETTI (Direttore Bankitalia Venezia): "L'impressione in merito alla delocalizzazione, è che si tratti di una replica all'estero delle debolezze accumulate in patria, un processo incapace di creare valore aggiunto e funzioni terziarie sofisticate nell'area di origine". ("Bankitalia sferza l'industria veneta: deve tornare a fare investimenti", Corriere del Veneto, 09/06/2004)
ILVO DIAMANTI (Docente Università di Urbino): "Voi non sarete né come i vostri genitori né come i vostri nonni per i quali al primo posto c'era il lavoro inteso come sacrificio, tribolazione oltre che occasione di riscatto sociale. Per i ragazzi di oggi invece, quello che conta è altro: le amicizie, il tempo libero, la qualità della vita. Si lavora per il futuro, ma si pensa come in passato, a cominciare dall'abitudine a risparmiare e da uno stile di vita che rimane comunque sobrio. Inoltre lavorare e produrre non basta più, subentrano altre altre priorità di cui occuparsi come l'ambiente compromesso, la viabilità impossibile, l'aria sempre più irrespirabile. Un tempo si pensava allo sviluppo e la propria realizzazione passava attraverso la fatica. Adesso costruire un'altra fabbrica significa occupare del verde, acquistare una macchina, inquinare di più". ("Dal lavoro ruspante alla qualità della vita", Il Giornale di Vicenza, 18/05/2004)
CESARE NOSIGLIA (Vescovo di Vicenza): "La terra vicentina ha una risorsa formidabile, la tradizione e i valori cristiani, dalla quale è possibile trarre slancio e vigore per continuare a mantenere vivo e forte il modello veneto di sviluppo. Sarà possibile superare le difficoltà attuale se gli operatori economici sapranno cogliere l'importanza del nesso inscindibile tra scelte e indirizzi economici e rispetto e promozione integrale dell'uomo, della sua famiglia, del suo habitat naturale e del necessario tempo libero di cui abbisogna. E' necessario che le forze imprenditoriali, politiche e sociali agiscano insieme per gestire questa fase con accortezza e spirito di solidarietà verso le fasce più deboli del mondo del lavoro". ("Il vescovo: serve un'accorata strategia di solidarietà verso le fasce più deboli", Il Giornale di Vicenza, 25/05/2004)
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (Presidente Confindustria): La sua priorità: "ricostruire i margini di competitività delle aziende più che rilanciare i consumi". La scelta del metodo è chiara: "Ritorno allo spirito del 1993, alla concertazione. Appello al capitalismo delle famiglie a ripensare se stesso e invito a orientare diversamente la spesa pubblica destinando più risorse a ricerca, istruzione e Mezzogiorno". ("Il discorso della fiducia", Corriere della Sera, 28/05/2004).
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