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C'è chi parla di... PROMUOVERE LE FUSIONI
- DANIELE MARINI (direttore Fondazione Nordest) - PAOLO SCARONI (Amministratore delegato Enel) - ENRICO LETTA (responsabile economico della Margherita e segretario generale dell'Arel Bologna) - DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza) - GIANNI MION (Amministratore delegato di edizione Holding) - ADOLFO URSO (Viceministro per attività produttive) - LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (Presidente Confindustria) - DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza) - ANDREA MARTELLA (Vice-responsabile nazionale per l'economia dei DS) - DAVIDE CORRITORE (Amministratore delegato Swg) - GIOVANNI FANTONI (Presidente Assindustriali Udine) - FABIO TURATO (Università di Urbino) - DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza) - GIAMPAOLO PEDRON (Giornalista) - ALESSANDRO PROFUMO (Amministratore delegato del gruppo Unicredito) - ANTONIO FAZIO (Governatore Banca d'Italia) - DANIELE MARINI (Sociologo) - LYNDON LAROUCHE (Economista) - NAZARENO BARAUSSE (Presidenze di NeaFidi) - FABIO TURATO, FABIO BORDIGNON (Università di Urbino) - DANIELE MARINI (Sociologo) - DANIELE MARINI (Sociologo) - GIUSEPPE SBALCHIERO (presidente Associazione Artigiani Vicenza) - PAOLO GURISATTI (economista) - FRANCO BORTOLAMI ( presidente Apindustria Padova) - ANTONIO FAZIO (Governatore Bankitalia) - PAOLO SCARONI (Presidente Un industria Venezia e A.D. Enel) - ANTONIO FAVRIN (Gruppo Marzotto)
DANIELE MARINI (direttore Fondazione Nordest): "... le pmi non sono più quelle di una ovlta: nel loro movimento frenetico hanno saputo costruire percorsi di sviluppo ... Si sviluppano seguendo percorsi differenziati: aumentando di dimensione, ama anche consorziandosi, facendo alleanze e accordi, creando joint venture, inserendosi in una filiera ... La propensione individualistica (e familistica) all'agire è stato il motore fondamentale del loro sviluppo. Ma la competizione internazionale richiede ora di rivisitare questa caratteristica. Il piccolo è bello solo se è disponibile a mettersi insieme ad altri, ada aggregarsi, ad aprirsi a professionalità e managerialità esterne...". ("Come far crescere le piccole imprese", Il Sole 24 Ore, 16/03/2005")
PAOLO SCARONI (Amministratore delegato Enel): "Le grandi multinazionali puntano con forza su tre assi strategici: delocalizzazione, tecnologie, rete commerciale globale. Una sfida che stanno vincendo. ... Le nostre aziende devono essere capaci di crescere, anche fondendosi. E devono aggiornare il concetto di distretti industriali. devono diventare multinazionali tascabili". (Scaroni "Le nanoimprese devono fondersi e crescere", Il Gazzettino, 01/12/2004)
ENRICO LETTA (responsabile economico della Margherita e segretario generale dell'Arel Bologna): "Il rischio è forte perchè finora la grand eforza imprenditoriale è stata la creatività, che potrebbe essere sotituita dalla diversificazione nei servizi, ritenuti investimenti più tranquilli, almeno in parte al riparo dalla concorrenza internazionale. ... Il timore è che sia un modo per ridurre l'impegno nell'industria manifatturiera tradizionale proprio quando occorre inventare e innovare. .. . Il problema dei probelmi sono le dimensioni d'impresa, inadeguate per la competizione a livello internazionale. Per questo occorre favorire fusioni e aggregazioni". ("Favorire fusioni e sinergie", Il Sole 24 Ore, 5/10/2004)
DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza): "E' fondamentale l'aggregazione intesa come coordinamento per scopi, come pure il rafforzamento delle imprese spesso sottocapitalizzate" ("Vicenza gioca la carta hi-tech", Il Sole 24 Ore, 7/5/2004)
GIANNI MION (Amministratore delegato di edizione Holding): "Bisogna lavorare in gruppo. Abituarsi a collaborare con colleghi che arrivano dall'Est o dalla Cina, che hanno gli stessi sogni e la stessa grinta che avevamo noi negli anni cinquanta" ("Il nord-est è in crisi. E durerà molto a lungo, Il Gazzettino, 8/5/2004)
ADOLFO URSO (Viceministro per attività produttive): "Va agevolata la fusione tra imprese. Oggi spesso questo non avviene anche perché, sotto il profilo fiscale, è un'operazione onerosa" ("Il Veneto a Fini: Meno moda e lusso, più tecnologia", Corriere del Veneto, 16/4/2004)
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO (Presidente Confindustria): "Lo slogan piccolo è bello non vale più. Se anche il Veneto sta conoscendo delle difficoltà, significa che è arrivato il momento di cambiare qualcosa. Bisogna aumentare la dimensione delle imprese, spingere sulle alleanze, sulle aggregazioni" ("Deriva Nord-Est", L'Espresso, 15/4/2004)
DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza): "Tra i vari suggerimenti, potrebbe essere utile una sorta di manuale che insegni alle imprese il sistema migliore per mettersi assieme. Si perché una volta l'individualismo era una caratteristica positiva, decisiva per il volo del Nord-Est; oggi invece è un handicap, un freno allo sviluppo e al rilancio che deve passare anche da un ampliamento dimensionale" ("Innovare, per non affondare", Il Giornale di Vicenza, 10/4/2004)
ANDREA MARTELLA (Vice-responsabile nazionale per l'economia dei DS): "Dallo studio (ricerca Swg di Trieste), su 600 imprenditori italiani emerge anche che il Nord-Est si differenzia dal resto del Paese nell'individuare i peggiori punto deboli del sistema. Al primo posto un'insufficiente capacità di aggregazione delle imprese, seguita dalle dimensioni troppo piccole e dal problema del ricambio generazionale. La piccola impresa non è più in grado di reggere, come in passato, il confronto della competitività" ("Crisi ricerca Swg: a Nord-est imprenditori pessimisti", 16/4/2004, Corriere del Veneto)
DAVIDE CORRITORE (Amministratore delegato Swg): "I punti deboli? Al primo posto il Nord-Est mette la scarsa capacità di aggregare. I identifica quindi come debolezza quello che nel passato anche recente era stato uno dei punti di forza: la piccola dimensione delle imprese. Altro che aspetto critico, l'incombente passaggio generazionale" ("Nord-Est senza bussola al giro di boa", Il Gazzettino, 16/4/2004)
GIOVANNI FANTONI (Presidente Assindustriali Udine): "Nemmeno puntare sui consorzi è una strada molto percorribile, perché spesso l'individualismo dei nostri imprenditori è d'ostacolo agli atteggiamenti di collaborazione. Invece è più concreta la possibilità di affidare un ruolo di maggiore responsabilità alle aziende leader di distretto, forse capaci di aggregare attorno a sé le imprese di minore dimensione" ("Ma la strada la deve aprire il Made in Italy", Corriere del Veneto, 2/12/2003)
FABIO TURATO (Università di Urbino): "In questo senso dallo studio della Fondazione Nord-Est emerge l'esigenza di creare consorzi, meglio se di settore.; al fine di aumentare la massa critica delle imprese favorendo l'inserimento in questi processi di apertura all'estero delle piccole e medie imprese" ("Difesa dei brevetti e innovazione. La nuova sfida veneta all'Oriente", Corriere del Veneto, 2/12/2003)
DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza): "Si tratta di costruire una nuova coesione fondata sulla 'solidarietà degli interessi'. Il problema è superare l'effervescenza degli individualismi, per costruire alleanze, progetti condivisi, crescita culturale" ("Questo Nord-Est è morto, serve una svolta", Corriere del Veneto, 11/7/2003)
GIAMPAOLO PEDRON (Giornalista): "Ben il 62.3% degli imprenditori intervistati indica nel 'formare consorzi' una modalità necessaria per conservare competitività. Se si aggiunge poi che il 18.8% auspica ' fusioni con altre imprese' avremo che 4 imprenditori su 5 (81.1%) indica per le piccole formule organizzative aggreganti" ("Piccoli ma con l'idea dei consorzi", Il Sole 24 ore, 20/6/2003)
ALESSANDRO PROFUMO (Amministratore delegato del gruppo Unicredito): "Piccolo non è più bello, dovete aggregarvi, fondervi. Questa è la strada per lo sviluppo" ("Ma piccolo non è più bello", Il Giornale di Vicenza, 10/6/2003)
ANTONIO FAZIO (Governatore Banca d'Italia): "Un'economia basata sulle piccolissime imprese ha i suoi pregi: in passato ha creato molta occupazione ed è una riserva di imprenditorialità. Ma se non è integrata da grandi imprese mostra il suo limite nello sviluppo della produttività e della capacità di competere. Per evitare un arretramento strutturale Fazio chiede a tutti di fare la loro parte. Agli imprenditori chiede di promuovere le fusioni e aggregazioni, di replicare il modello dei distretti con le connessioni a rete, di collaborare con le università, per aumentare le dimensioni medie delle imprese e per investire di più in ricerca" ("Fazio: competitività indietro di 40 anni", Il Sole 24 Ore, 1/6/2003)
DANIELE MARINI (Sociologo): "Serve un nuovo 'sogno' per il Nord-Est, un diverso disegno dello sviluppo futuro. Ed è un disegno che transita attraverso un nuovo modo di fare ed agire : fare sinergia, fare sistema" ("Un nuovo sogno a Nord-Est", Il Gazzettino,16/5/2003)
LYNDON LAROUCHE (Economista): "Il futuro delle piccole e medie imprese vicentine non può che essere in Eurasia ma solo se compie il salto da semplice esportatrice di prodotti a esportatrice di tecnologia. L'Eurasia per le su dimensioni richiede che le piccole e medie imprese si presentino non da soli, ma organizzate e con la copertura delle istituzioni. Non è cosa facile, ma l'importante è riuscire a partire con un progetto pilota dove alcune imprese si consorziano e avviano progetti di patnership con aziende asiatiche" ("Il futuro del mercato vicentino? In Eurasia. Parola di mister LaRouche", Il Gazzettino, 6/5/2003)
NAZARENO BARAUSSE (Presidenze di NeaFidi): "Ma una possibile 'rivoluzionaria' via d'uscita è possibile. Si chiama aggregazione aziendale ed è la stessa Neafidi ad indicare la strada. Il futuro guarda alle fusioni, anche perché ci troviamo davanti a piccole aziende costrette a farsi la guerra in casa. Se si vuole continuare a competere bisogna pensare a delle aggregazioni per imprese dello stesso settore" ("Aziende, il futuro è nelle fusioni", Il Gazzettino, 16/4/2003)
FABIO TURATO, FABIO BORDIGNON (Università di Urbino): "Un fattore di cruciale importanza al fine di conservare competitività su scala internazionale, viene individuato nella possibilità di coagulare gli interessi degli attori della produzione: attraverso fusioni ed acquisizioni di aziende oppure tramite la creazione di consorzi" ("Sempre più all'estero ma in consorzio", 3/4/2003)
DANIELE MARINI (Sociologo): "Vanno moltiplicati, per le associazioni di categoria, gli interventi volti a realizzare esperienze consortili, utili a fare sistema fra le imprese" ("Delocalizzazione: scelta obbligata per competere", 3/4/2003)
DANIELE MARINI (Sociologo): "Ma più inquilini in casa vuol dire anche dovere dividere le risorse; e qui conterà molto la capacità di rappresentare i propri interessi e i propri problemi in Europa. Di fare lobby, si direbbe oggi" ("Questo sarà un anno di cambiamenti", Il Gazzettino, 2/1/2003)
GIUSEPPE SBALCHIERO (presidente Associazione Artigiani Vicenza): "…le nostre aziende non hanno nulla da invidiare alle grandi imprese del Nordovest, anzi, grazie ai distretti sono più competitive nei mercati internazionali… Le nostre imprese sono competitive perché sanno sfruttare al meglio le potenzialità dei distretti, dagli accordi con il vicino che produce un pezzo essenziale per il mio prodotto, ai contratti di subfornitura, alla capacità di mettersi assieme e fare squadra. …Il problema di fondo è che in Italia la grande impresa è sempre stata assistita dallo Stato. Fiat, ma non solo, hanno usufruito dei benefici e degli aiuti che i governi hanno elargito con grande generosità. Nel Nordest, invece, siamo riusciti a crescere senza l'aiuto dello Stato". ("Fazio non conosce il Veneto", La Domenica di Vicenza, 29/06/2002)
PAOLO GURISATTI (economista): "... I distretti sono una forma moderna di grande impresa, con la differenza che la proprietà non è concentratain poche mani, ma in un elevato numero di azionisti. I distretti sono una forma "italiana"di public company a capitale diffuso. ... la vera necessità oggi, è quella di organizzare forme di management (governance) dei distretti, per produrre più elevati livelli di innovazione. Serve costruire una politica industriale diversa rispetto a quella che è stata fatta finora". ("Piccoli? No, siamo colossi", La Domenica di Vicenza, 22/06/2002)
FRANCO BORTOLAMI ( presidente Apindustria Padova): "... Noi siamo convinti che il sistema delle piccole e medie industrie, asse portante dello sviluppo economico italiano, potrà crescere a patto di rimuovere i numerosi ostacoli che si frappongono al naturale processo di crescita della aziende. ... è difficile crescere, data la presenza di soglie normative che discriminano l'attività di impresa al di sopra di una data dimensione; è scarsa per non dire assente del tutto, la capacità del sistema finanziario di accompagnare lo sviluppo delle aziende più piccole; sono fortissime le diseconomie derivanti dall'operare in zone congestionate e povere di infrastrutture di base; troppi restano i vincoli all'occupazione; l'enorme massa di norme burocratiche... Insomma se da parte nostra c'è bisogno di una modernizzazione, di un salto di qualità, altrettanto pretendiamo dai soggetti con i quali si intreccia il nostro operato, in primis dalle istituzioni". (Fazio e le piccole e medie imprese", Il Gazzettino, 19/06/2002)
ANTONIO FAZIO (Governatore Bankitalia): Per Fazio il "modello Nordest" è giunto al capolinea: ha compiuto un miracolo in un ventennio con ritmi di crescita e tipologie produttive che ne hanno fatto l'area trainante del Paese, ma ora è chiamato a cambiare, a crescere per non ritrovarsi spiazzato dalle nuove leggi del mercato globale... "Le difficoltà nell'affrontare la concorrenza internazionale non possono non generare timori sulla tenuta di un modello imperniato sulla creatività del piccolo imprenditore e sulle economie di distretto... Delocalizzare la produzione per abbassare i costi può servire nel breve periodo, a lungo andare lo sviluppo tecnologico e la qualità dei prodotti avranno la prevalenza su costi che sono in ogni caso destinati a crescere. A quel punto, bisognerà essere pronti a giocare la partita in una squadra dai mezzi più robutsti delle piccole imprese del Nordest; e per farlo saranno necessari investimenti nella tecnologia e soprattutto negli uomini... L'avvento delle nuove tecnologie richiede alle imprese l'impiego di forze di lavoro più versatili e dotate di maggiori conoscenze di carattere generale, oltre alle competenze specifiche acquisite sul posto di lavoro". ("Fazio bacchetta i conti degli enti locali e avverte il Nordest: il piccolo non va più", Il Gazzettino, 15/06/2002)
PAOLO SCARONI (Presidente Un industria Venezia e A.D. Enel): "La globalizzazione porterà problemi enormi al nostro sistema industriale, bisogna favorire la crescita dimensionale delle aziende". Già, perché se piccolo è bello e flessibile, là fuori, nel mercato a concorrenza totale, non si fanno sconti. Purtroppo le imprese del Nordest non riescono a innestare la quarta e rimangono nane. ("Nordest a rischio colonizzazione", Il Gazzettino, 14/06/2002)
ANTONIO FAVRIN (Gruppo Marzotto): "Sicuramente c'è un rischio di colonizzazione, nel settore della moda come in tutti gli altri, ma non esiste una dimensione ottimale, quando si forma una grande azienda c'è sempre spazion per l'inserimento di quelle di minori dimensioni. In una competizione globale diventa comunque sempre più decisivo il marchio". ("Nordest a rischio colonizzazione", Il Gazzettino, 14/06/2002)
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