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C'è chi parla di... DELOCALIZZAZIONE
- "La delocalizzazione? E' superata" - GIOVANNI COSTA (docente di organizzazione aziendale Università di Padova) - MASSIMO CALEARO (Presidente dell'Associazione Industriali di Vicenza) - PAOLO SCARONI (Amministratore Delegato dell'Enel) - MARIO MORETTI POLEGATO (Imprenditore) - MASSIMO CARRARO (Imprenditore) - FABRIZIO LORI (Imprenditore) - DANIELE MARINI (Sociologo) - ADOLFO URSO (Viceministro per attività produttive) - FABIO TURATO (Università di Urbino) - DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza) - DANIELE MARINI (Sociologo) - PAOLO FELTRIN (Università di Trieste) - MASSIMO CALEARO (Presidente Assindustria Vicenza) - WALTER DALLA COSTA (Presidente Unione Provinciale Artigiani Padova) - ADRIANO SARTOR (Presidente Club dei distretti) - ULDERICO BERNARDI (Università di Venezia) - DANIELE MARINI (Sociologo) - GIUSEPPE DE RITA (Segretario generale Fondazione CENSIS) - ENZO RULLANI (Università di Venezia) - PAUL STREETEN (Boston University)
"La delocalizzazione? E' superata": ... La delocalizzazione ha ormai ceduto il passo a una più organica e articolata riorganizzazione delle attività imprenditoriali su scala globale. Un'ulteriore conferma di ciò viene dal sondaggio che la Fondazione Nord Est ha realizzato, per conto della Veneto Banca, su un panel di imprenditori attivi nelle tre regioni di quella che un tempo era definita la "Terza Italia". Il costo dei fattori produttivi all' estero rappresenta, allo stato attuale, ancora il principale elemento in grado di favorire le strategie di internazionalizzazione (96,7%). Ciò non di meno, accanto a tale dimensione ormai ben nota, comincia a prevalere nella coscienza degli imprenditori l'esigenza di dover cogliere al meglio le opportunità insite nella crescente domanda di prodotti e servizi italiani presso taluni mercati emergenti (97,2%) ... L'internazionalizzazione è quindi, una strada obbligata? A tale interrogativo la maggioranza degli imprenditori interpellati ha dato una risposta affermativa (79,3%), nella convinzione che l'apertura alle sfide e alle offerte dai mercati internazionali rappresenti una delle vie da percorrere al fine di garantire il mantenimento di adeguati livelli di competitività al sistema produttivo ... (Il Sole 24 Ore, 06/05/2005)
GIOVANNI COSTA (docente di organizzazione aziendale Università di Padova): "A volte si distingue tra una delocalizzazione buona e una cattiva, ma forse sarebbe opportuno smettere di usare questo termine che ha sempre e in ogni caso una latente connotazione negativa, in quanto presuppone il turbamento di un equilibrio preesistente, un evento traumatico nella vita di u sistema economico. In realtà le imprese devono oggi misurarsi con la competizione globale e devono per forza entrare in una dimensione internazionale: anche quando stanno ferme i competitori stranieri arrivano in casa. La multilocalizzazione diventa un fatto fisiologico, indispensabile per muoversi nello scacchiere internazionale". ("Se l'Italia è ferma per il Veneto la ripresa è a rischio", Corriere del Veneto 09/04/2005)
MASSIMO CALEARO (Presidente Assindustria Vicenza): "Il trasferimento di 20 aziende del settore elettromeccanico a Samorin, poco distante da Bratislava, in Slovacchia, è il primo esempio di imprenditori che fanno sistema. La presenza dell'Associazione degli industriali vicentina ha permesso la creazione di un parco industriale con servizi in comune che vanno dalla contabilità alla mensa, fino alla qualità. ... bisogna capire che è passato il tempo dei solisti perchè ora è l'orchestra che vince, cioè la capacità di mettere in comune infrastrutture, ricerca e servizi" ("Nord-Est, è finito il tempo dei "solisti"", Il Sole 24 Ore, 5/10/2004)
PAOLO SCARONI (Amministratore Delegato dell'Enel): "Se non vogliono soccombere di fronte alle nuove sfide della globabilizzazione le imprese venete debbono assolutamente crescere sotto il profilo dimensionale. Bisogna che le nostre imprese, soprattutto quelle piccole e piccolissime, crescano e raggiungano la taglia critica che rende possibile delocalizzare, investire in innovazione di prodotto e avere una presenza commerciale mondiale". ("Scaroni sprona le Pmi: Costrette a crescere", Corriere del Veneto, 8/06/2004)
MARIO MORETTI POLEGATO (Imprenditore): "In futuro, il vantaggio della delocalizzazione a basso costo comincerà a ridursi mentre i 'nuovi' paesi accresceranno la loro importanza come mercati di sbocco della grande industria" ("UE allargata, gli industriali sposteranno le fabbriche", Corriere del Veneto, 1/6/2004)
MASSIMO CARRARO (Imprenditore): "In Ungheria abbiamo ridotto fortemente le produzioni. Impiegavamo 110 persone, adesso solo 40. Al contempo da noi l'occupazione è aumentata di circa trenta unità in un anno. Non è più conveniente essere presenti lì: chiuderemo. Negli ultimi anni si è registrato un aumento del 50% dei salari minimi di legge, in ottemperanza ai patti adesione all'UE. A questo punto, preferiamo ritornare in Italia: abbiamo maggiori garanzie di professionalità e di qualità" ("UE allargata, gli industriali sposteranno le fabbriche", 1/5/2004, Corriere del Veneto)
FABRIZIO LORI (Imprenditore): "La stessa questione della delocalizzazione: è un booberang solo per chi puntava unicamente ad un transitorio effetto sui costi di manodopera. L'internazionalizzazione è altra cosa, ma se è importante andare sui nuovi mercati lo è altrettanto continuare ad investire in casa" ("Il Nord-Est gioca la carta dell'innovazione", Il Sole 24 ore, 20/4/2004)
DANIELE MARINI (Sociologo): "La seconda linea di tendenza è sicuramente il passaggio da un processo di delocalizzazione centrato sulla ricerca del contenimento dei costi, ad un processo di internazionalizzazione strategico"("Le tre tendenze di una società che cambia pelle", Il Sole 24 Ore, 20/4/2004)
ADOLFO URSO (Viceministro per attività produttive): "Pensiamo che la politica fiscale debba incentivare e agevolare gli investimenti in innovazione e ricerca, vero handicap del Paese" ("Urso: Alleggeriremo il costo del lavoro", Corriere del Veneto, 16/4/2004)
FABIO TURATO (Università di Urbino): "L'impressione complessiva è che dalle interviste emerga una il superamento della delocalizzazione 'concorrenziale' tipica di tante aziende che in passato hanno spostato parte della propria attività in Europa dell'est. Quella che sta invece emergendo è un'internazionalizzazione di tipo cooperativo, che si desume dalla fiducia espressa dagli imprenditori nei confronti di associazioni territoriali di categoria e camere di commercio" ("Difesa dei brevetti e innovazione", Corriere del Veneto, 2/12/2003)
DINO MENARIN (Presidente della Camera di Commercio di Vicenza): "Questa provincia (Vicenza) ha bisogno di reinventarsi e accettare le sfide che sono davanti. Processi come delocalizzazione e innovazione tecnologica sono indispensabili, così come siamo adesso non può durare" ("Ridefinire lo sviluppo", Il Giornale di Vicenza, 29/11/2003)
DANIELE MARINI (Sociologo): "Sarà un Nord-Est che dovrà inserirsi in una nuova divisione internazionale del lavoro, dove le cosiddette 'delocalizzazioni' non saranno che 'ri-collocazioni' di imprese, per le quali l'Europa diverrà un mercato domestico" ("Nord-Est, trova un sogno e riuscirai a ripartire", Il Giornale di Vicenza, 15/10/2003)
PAOLO FELTRIN (Università di Trieste): "La delocalizzazione non è una soluzione, tutti i tentativi finora fatti dimostrano che non si recuperano lavoratori delocalizzando perché ci saranno sempre servizi bassi che dovranno rimanere, per forza di cose, nel territorio. Le persone in genere ora studiano di più e quindi c'è bisogno di manodopera di basso livello; si aggiungano poi anche i servizi poveri come i fast food ad esempio, che hanno bisogno di manodopera di basso livello o disposta a fare lavori umili, o i servizi alla persona come la cura di anziani o ammalati e tutto quei settori che strutturalmente non si possono delocalizzare come l'edilizia" ("Il Bassanese 'motore' del Veneto", Il Gazzettino, 15/7/2003)
MASSIMO CALEARO (Presidente Assindustria Vicenza): "Aprire impianti produttivi nell'Europa dell'Est serve a conquistare nuovi mercati più che a ridurre il costo del lavoro. Noi vicentini in Slovacchia siamo riusciti a clonare il nostro distretto. A Savorin abbiamo trovato la massima collaborazione delle autorità locali. Noi ci siamo andati facendo sistema convinti di poter esportare un modello produttivo molto più vivibile di quello delle multinazionali che non danno garanzie e puntano solo a fare profitti. Oggi non basta più esportare, arte in cui Vicenza da sempre eccelle, ma si deve essere vicini all'utente finale. Non bisogna temere l'allargamento ad est: per noi si tratta di mercati essenziali che dobbiamo far crescere per evitare di lasciarli a francesi e tedeschi" ("Delocalizzare è giusto ma non per risparmiare", La Stampa, 14/7/2003)
WALTER DALLA COSTA (Presidente Unione Provinciale Artigiani Padova): "Di questo passo, tra dieci anni i nostri figli e nipoti cosa faranno, diventeranno essi stessi extracomunitari per andare a lavorare?" ("Nord- Est, vai a scuola di mercato", Il Gazzettino, 13/7/2003)
ADRIANO SARTOR (Presidente Club dei distretti): " Le Pmi e i distretti non si possono clonare ma devono puntare alla delocalizzazione ed alla ricerca di produzioni ad alto valore aggiunto" ("Il Nord-est è in affanno 'Servono aiuti urgenti", Il Sole 24 Ore, 17/6/2003)
ULDERICO BERNARDI (Università di Venezia): "In un territorio ormai saturo, le aziende dovranno delocalizzarsi alla ricerca del lavoro mentre il settore dei servizi e della formazione dei servizi e della formazione andranno potenziati" ("Entro 15 anni il Veneto sarà come Los Angeles", Corriere del veneto, 17/6/2003)
DANIELE MARINI (Sociologo): "…Come dimostra la ricerca della Fondazione Nord-Est, le imprese manifestano un orientamento strategico nella ricerca di rapporti con i mercati esteri. La considerano una scelta obbligata per rimanere competitivi. In questo senso, la possibilità di spostare, per lo più alcune parti delle produzioni, risponde a un insieme di motivazioni che sono contemporaneamente una risposta alla criticità dei fattori produttivi disponibili in loco e soprattutto l'opportunità di un nuovo posizionamento sui mercati. Quindi , più che delocalizzazione è necessario introdurre la categoria della 'nuova collocazione' ("Delocalizzazione, scelta obbligata per competere", 3/4/2003)
GIUSEPPE DE RITA (Segretario generale Fondazione CENSIS): "Non è per il costo del lavoro che si delocalizza, questa è una voce che pesa al massimo per l'8% sui costi complessivi. Ci si sposta ad Est perché si pensa che sia uno sbocco, o almeno un avamposto per i nuovi mercati. Ma resisteremo alla concorrenza degli indigeni?" ("De Rita: attenti alla delocalizzazione, potrebbe spingerci fuori dal mercato", Il Corriere del Veneto, 28/03/2003)
ENZO RULLANI (Università di Venezia): "La doppia modalità locale-globale è l'asse portante per i prossimi decenni. Per gestirla serve una politica creativa che decida quale parte del passato abbandonare e quale reinventare" ("Nel Nord-Est serve innovazione e uno scatto di immaginazione", Il Giornale di Vicenza, 31/10/2002)
PAUL STREETEN (Boston University): "Mentre a tutti coloro che stanno cercando all'estero manodopera a basso costo e che credono nella delocalizzazione, Streeten riserva una sorta di profezia negativa: 'Tale trasferimento di risorse non produrrà altro che svantaggi in quest'aerea. Tanto lavoro si esporta in altri paesi, infatti, tanta disoccupazione si crea nella terra d'origine" ("Pagate di più i lavori manuali", Il Gazzettino, 31/10/2002)
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