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n. 1007 dell'11/9/2001
Direttore Responsabile: Sabrina Nicoli
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36100 Vicenza
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C'è chi parla di....
INVESTIRE IN FORMAZIONE E RICERCA

-
Giovanni Costa (Università di Padova)
- DANIELE MARINI (direttore Fondazione Nordest)
- Ricerca di
Mediobanca e Unioncamere sulle medie industrie del Nord-Est
- ALDO BONOMI
(sociologo del centro Aaster)
- DANIELE MARINI
(direttore Fondazione Nordest)
- ROBERTO MORELLI (giornalista)
- MASSIMO CALEARO (presidente Federmeccanica e Assindustria Vicenza)
- GIGI COPIELLO (ex leader veneto della Fim)
- DANIELE MARINI
(direttore Fondazione Nordest)
- FABIO TURATO (Università di Urbino)
- GIANCARLO CORO' (Università di Venezia)
- RICCARDO ILLY (presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia)
- TIZIANO TREU (Senatore)
- GIANCARLO CORO' (Università di Venezia)
- GIANFRANCO SASSO (Presidente ordine dei commercialisti di Vicenza)
- MARIO MORETTI POLEGATO (Imprenditore)
- MARIO DEAGLIO (Economista)
- MASSIMO CALEARO (Presidente Assindustria Vicenza)
- ALBERTO QUADRIO CURZIO (Economista)
- TIZIANO TREU (Senatore)
- EMANUELA STEFANI (Giornalista)
- GIAN PAOLO PRANDSTRALLER (Università di Bologna)
- GIUSEPPE BENETTI (Segretario provinciale CISL)
- LUCA ROMANO (Economista)
- TIZIANO TREU (Senatore)
- FEDERICO FAGGIN (Imprenditore)
- FRANCO MASELLO (Imprenditore)
- GIUSEPPE DE RITA (Segretario generale Fondazione CENSIS)
- INNOCENZO CIPOLLETTA (Imprenditore)
- FEDERICO FAGGIN (Imprenditore)
- GIANANTONIO STELLA (giornalista)
- PAUL STREETEN (Boston University)

Giovanni Costa (Università di Padova): "In Veneto ci sono troppi campanili - ha detto il prof. Giovanni Costa dell'Università di Padova - E qui si disperdono risorse; non sappiamo mettere assieme i parchi scientifici, ce ne sono quattro in cento chilometri e ben undici poli universitari. In queste condizioni ci sono poche possibilità per la ricerca. Bisogna saper fare delle scelte". ("Nordest, un modello malato", Il Giornale di Vicenza 23/04/2005)

DANIELE MARINI
(direttore Fondazione Nordest): "... l'internazionalizzazione ridisegnerà il Veneto del futuro ... Va distinta la "delocalizzazione dalla "internazionalizzazione"... la confusione fra i due termini genera e fa permanere un alone negatico che alimenta nell'immaginario collettivo un eccesso di allarmismo. Senza nulla togliere alla gravità sociale che la disoccupazione genera ... tuttavia tali fenomeni risultano quantitativamente marginali ...
I processi di globalizzazione dei mercati sono strutturali, dunque inevitabili. Logiche di natura esclusivamente difensiva sono riduttive ... Molte sfide sono presenti in questo processo, ma è meglio affrontarle subito e in in modo strategico: approntando gli strumenti adeguati sia per i lavoratori (formazione continua, riqualificazione professionale, favorire la mobilità e il reimpiego con agevolazioni, ecc.), che per le imprese dei settori più maturi (incentivi all'innovazione, all'aggregazione) ...".
("Un tema per le elezioni. Il Veneto che verrà", Il Gazzettino, 18/03/2005)

Ricerca di
Mediobanca e Unioncamere sulle medie industrie del Nord-Est: "... la specializzazione produttiva (della media industria del Nord-Est) non basta più e la difesa delle quote di mercato avviene a scapito dei margini e degli utili. O alza l'asticella dell'innovazione con prodotti di maggior qualità oppure anche il fior fiore del Nord-Est è destinato a perdere colpi, soprattutto nelle aziende dalla terza generazione in poi". (Il Nord-Est cede sulla qualità, Il Sole 24 Ore, 21/01/2005)

ALDO BONOMI
(sociologo del centro Aaster): ... Aaster ha condotto, per conto della Provincia di Vicenza, un'indagine su 193 aziende di tutte le dimensioni e su 30 casi 'eccellenti' dell'area di riferimento. Ne è emersa l'esigenza diffusa di un riposizionamento strategico del modello Vicenza che riparta dall'industria manifatturiera e non cancelli le peculiarità e le competenze produttive del passato ma le rinnovi, le integri e le rafforzi per meglio affrontare la concorrenza sui mercati domestici e internazionali.
"... non serve un Mit in miniatura ma una rete di ricercatori in grado di trasferire conoscenze dalle università alle imprese", un terziario e un sistema finanziario aperti al nuovo, infrastrutture logistiche e di comunicazione all'altezza dei tempi".
("Meno capannoni, più ricerca", Il Sole 24 Ore, 21/01/2005)

DANIELE MARINI
(direttore Fondazione Nordest): "... Non riusciamo più a competere con i Paesi che hanno costi di produzione molto inferiori ai nostri. In quei settori perderemo addetti, è inevitabile.
…Il manifatturiero non va tutto male: chi ha investito su marchio, qualità, logistica e commercializzazione è ancora leader. Però va riqualificata la forza-lavoro per prepararla alle nuove lavorazioni su cui puntare in modo più deciso, destinando solo a loro gli esigui fondi pubblici a disposizione, senza disperderli in settori ormai obsoleti".
("Strategie in ritardo, dovremo abituarci a esuberi e cortei", Corriere del Veneto, 19/01/2005)

ROBERTO MORELLI
(giornalista): "... Nel 2002 la popolazione triveneta è cresciuta del 9,8 per mille, contro il 3 per mille in Italia e il 3,7 dei 15 europei. Ma l'aumento è tutto dovuto agli immigrati: +10 per mille a Nordest, +3,3 in Italia, +2,9 nella Ue. E dunque gli immigrati stanno già compensando il calo di popolazione, anche al servizio dei residenti più anziani e delle donne che lavorano 8° Nordest più che nel resto d'Italia): non a caso metà degli extracomunitari regolarizzati in Triveneto con l'ultima sanatoria sono colf e badanti. E però il problema, come rileva il direttore della Fondazione Nordest, Daniele Marini, è la qualità della forza lavoro, sia locale immigrata: se le aziende spostano all'estero le fabbricazioni meno sofisticate, i posti vacanti in casa sono e saranno sempre più quelli delle produzioni più avanzate e creative, che richiedono un salto nella qualificazione della manodopera e sono le sole in grado di contrastare il pericolo asiatico.
La lezione, se ce n'è una, è che è illusorio sperar di trattenere le aziende di qua e gli immigrati di là: "passano" le une e gli altri, cercando ciascuno condizioni migliori e infischiandosene di quote e barriere".
("Nordest, locomotiva senza macchinisti", CorriereEconomia, 17/01/2005)

MASSIMO CALEARO (presidente Federmeccanica e Assindustria Vicenza): "... la ricerca, per toccare un tasto molto delicato, non può essere portata avanti dalle singole piccole e medie imprese del Nord Est. E' questo il gap che bisogna superare: unire le forze, ragionare insieme alle università, crescere in fatto di dimensioni e non contare più sulla miracolosa valigetta con cui, fino ad oggi, l'imprenditore veneto ha girato il mondo sbaragliando la concorrenza.
... Passare da uno sport individuale ad uno sport a squadre non è facile, specie per una mentalità individualista come quella vicentina: ma è meglio vincere insieme che perdere da soli".
("Il Nord Est si sta sbriciolando. C'è un sistema per ripartire", Il Giornale di Vicenza, 16/01/2005)

GIGI COPIELLO
(ex leader veneto della Fim): "La professionalità sarà ancora il nostro asso e questo è confermato dal fatto che le quote di produzione che stiamo perdendo sono quelle a minor contenuto di abilità".
Tra il 1992 e il 2002, insomma, cioè in quelli che passeranno alla storia come gli ultimi anni d'oro dell'economia veneta, non c'è da stupirsi se in settori chiave come nel metalmeccanico siano aumentati tecnici, impiegati e quadri ma il numero di operai sia invece rimasto praticamente invariato.
... "Gli imprenditori non hanno saputo interpretare fino in fondo il valore della formazione, hanno continuato ad assumere ingegneri per sfruttarli solo in minima parte in modo che alla fine li hanno fatti lavorare da periti".
("Delocalizzazione, una sconfittadel sistema", Corriere del Veneto, 5/01/2005)

DANIELE MARINI (direttore Fondazione Nordest): "I mezzi di comunicazione segnalano problemi reali, ma forse la questione è sovradimensionata. Ciò non toglie che ci sia un'incertezza diffusa che spinge le famiglie a risparmiare o a investire on cosa sicure come la casa" ... "... su può dire che è in corso un processo di internazionalizzazione delle imprese che sta causando una profondo trasformazione del sistema economico, e portando ad una progressiva contrazione dei settori più tradizionali, ad esempio, il tessile. Sono processi inevitabili di fronte ai quali occorre attrezzarsi per affrontarli in modo progettuale, e non come emergenza, pensando ad esempio, a dei percorsi per la riqualificazione del personale".
... "L'altro tema importante è la trasformazione del sistema produttivo, che va accelerata. Servono politiche selettive che spingano il settore produttivo verso i settori a più alto valore aggiunto. Poi c'è la questione delle infrastrutture, non solo quelle materiali, ma anche quelle virtuali, e anche il rapporto tra banche e imprese deve essere rivisto".
("Famiglie costrette al risparmio per mangiare", Corriere Veneto, 09/12/2004)

FABIO TURATO (Università di Urbino): "Serve una nuova fase che attivi strategie di aggregazione, facendo collaborare di più le aziende, aumentandone la massa critica.  Strategie che sviluppino attività imprenditoriali all'estero, proprio nei paesi di orgine di moltaa migrazione verso l'Europa ...
Per molto tempo le condizioni internazionali del merceto hanno favorito il sistema produttivo del Nord Est, flessibile, caratterizzato da grande disponibilità al lavoro e dalla notevole esperienza commerciale. Oggi questa fase si è esaurita, questi requisiti non sono più sufficienti. Servono figure professionali nuove, competenze di sempre maggiore specializzazione; manager, ricercatori ...  Servono politiche di attrazione di capitale da investire in innovazione e ricerca per le "teste delle imprese in che ormai operano in China, India, Sul America. ("Il post-Nordest riformula se stesso", Il Gazzettino, 19/10/2004)

GIANCARLO CORO' (Università di Venezia): "... Il pessimismo dilagante degli ultimi anni non fa che peggiorare, nel concreto, la già difficile situazione congiunturale, riducendo nei cittadini la propensione al consumo e abbassando, di conseguenza, le prospettive di investimento da parte delle imprese.
... l'internazionalizzazione delle imprese rischia di diventare parte del problema, piuttosto che la soluzione.
Ma allora come fermare questa pericolosa rincorsa tra sfiducia sociale e basso livello di investimento? La risposta non può che essere data dalla politica, attraverso la capacità di leggere le trasformazioni in corso e il coraggio di costruire un disegno per il futuro, che apra nuove possibilità di crescita ai giovani e alle imprese innovative, dando priorità assoluta agli investimenti in istruzione, ricerca e cultura. Allo stesso tempo è importante che la politica sappia dare una propsettiva a quanti, oggi, pagano i costi dell'inevitabile cambiamento economico senza riuscire ad intravedere la possibilità di accedere ai benefici del domani". ("Il pessimismo dilagante peggiora la situazione", Il Gazzettino, 28/09/2004)

RICCARDO ILLY (presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia): "C'è la necessità di non frenare gli investimenti all'estero, di investire in ricerca e formazione e di formare i giovani, ma anche gli imprenditori". ("Nordest, nuovo modello di vita", Il Giornale di Vicenza, 13/07/2004).

TIZIANO TREU (Sematore): "Bisogna puntare tutti sulla formazione e non sedersi, disperdendo così un prezioso patrimonio industriale" ("Sacconi, Treu e il NordEst: Ora si deve cambiare rotta", Corriere della Sera, 01/06/2004)

GIANCARLO CORO' (Università di Urbino): "Il Terzo Rapporto sulla coesione economica e sociale della Commissione Europea mette in luce come oggi gravino rilevanti deficit nei fattori critici dello sviluppo futuro, soprattutto sul fronte della formazione del capitale umano. I laureati sono infatti nel Nord-Est meno del 9% della popolazione, contro quasi il 22% della media dei 15 Paesi dell'Unione Europea. E anche sull'istruzione tecnica secondaria, tradizionale punto di forza nell'offerta regionale di lavoro, occupiamo oramai posizioni basse nella classifica e perdiamo il confronto con quasi tutti i paesi dell'allargamento." ("Prima delle lamentele bisogna intervenire sui fattori critici", Il Gazzettino, 18/5/2004)

GIANFRANCO SASSO (Presidente ordine dei commercialisti di Vicenza): "Manca poi una sufficiente attenzione alle risorse umane, per le quali la chiave è la formazione e spesso si trascura il lavoro di squadra e la creazione di obiettivi comuni per l'azienda e i dipendenti" ("In campo i professionisti", Il Sole 24 Ore, 7/5/2004)

MARIO MORETTI POLEGATO (Imprenditore): "Bisogna trasformare il capitalismo industriale in culturale, perciò cercare maggiori collaborazioni con le università e con i centri di ricerca. Insomma imparare a gestire le idee" ("Il Veneto a Fini:'Meno modo e lusso, più tecnologia", Corriera del Veneto, 16/4/2004)

MARIO DEAGLIO (Economista): "E la ricetta per trasformare una fabbrica 'labor' (luogo di fatica) in un'azienda 'opus' (luogo di produzione) ha solo un carattere forte: investire su personale qualificato e capace di tradurre le idee in progetti industriali operativi. Sono sempre le persone che fanno crescere un'impresa, gli investimenti tecnologici sono importanti ma non sempre determinanti" ("Ormai ha un futuro soltanto la fabbrica che pensa e progetta", Il Giornale di Vicenza, 4/3/2004)

MASSIMO CALEARO (Presidente Assindustria Vicenza): "Per competere ci vogliono tecnologia, design, innovazione. Se una piccola azienda realizza un prodotto elementare, alla portata di chiunque, verrà messa fuori mercato dalla concorrente di un paese dove la manodopera è più a buon mercato. Allora quest'azienda deve ripensare, magari con l'aiuto del circuito delle università e dei centri di ricerca, la sua produzione" ("L'unione fa l'impresa", L'Espresso, 1/4/2004)

ALBERTO QUADRIO CURZIO (Economista): "Servono agevolazioni fiscali strutturali, che spingano le aziende a unirsi tra loro. Un esempio potrebbero essere incentivi crescenti per la ricerca e lo sviluppo: più aumentano gli investimenti in innovazione, più crescono gli incentivi. Solo così per gli imprenditori sarà conveniente unirsi. Servono meccanismi che premino le università che collaborano con l'industria, magari istituendo laboratori in comune" ("L'unione fa l'impresa", L'Espresso, 1/4/2004)

TIZIANO TREU (Senatore): " La prima cosa da fare è investire in conoscenza, ricerca ed innovazione. E' la ricerca il nostro tallone di Achille, l'Italia investe meno dell'1% della ricchezza nazionale. Ci superano quasi tutti, non solo gli USA, ma anche paesi più piccoli come la Finlandia, più piccola del Veneto, e paesi ormai emersi come la Cina, che dimostrano essere 'affamati di conoscenze' ("Ora basta coi solisti, ci serve un'orchestra", Il Giornale di Vicenza, 22/3/2003)

EMANUELA STEFANI (Giornalista): "Investire ora nella ricerca potrebbe non essere sufficiente a colmare in ritardo che cresce in maniera esponenziale. Per essere protagoniste, forse sarebbe più opportuno acquisire quello che è già patrimonio del mercato, ossia il know-out, e puntare invece, sulla conoscenza, intesa come formazione personale" ("Per salvare i distretti, il Made in Italy dovrà copiare prodotti e tecnologie", Il Gazzettino, 30/3/2004)

GIAN PAOLO PRANDSTRALLER (Università di Bologna): "Difficilmente l'incremento dell'economia potrà prescindere dalla presenza sulla scena dei 'lavoratori della conoscenza' in gran parte di formazione professionale e universitaria. I due ceti (imprenditori e lavoratori della conoscenza) dovranno trovare punti di convergenza anziché contrapporsi l'uno all'altro. La sinergia tra imprenditori e lavoratori della conoscenza è uno dei punti chiave del pensiero economico moderno" ("Non c'è solo la Cina sul tappeto veneto", Corriere del Veneto, 30/10/2003)

GIUSEPPE BENETTI (Segretario provinciale CISL): "Serve una svolta, non basta delocalizzare all'estero, le aziende devono investire qui nell'innovazione e nella formazione del personale" ("Nord-Est: miracolo finito", Il Giornale di Vicenza, 21/10/2003)

LUCA ROMANO (Economista): "L'Università infine deve davvero 'sporcarsi' le mani con la ricerca applicata che ha centinaia di migliaia di imprese-clienti affamate di innovazione" ("Istituzioni aperte", Il Giornale di Vicenza, 16/9/2003)

TIZIANO TREU (Senatore): "Sono un regionalista convinto, ma a questo livello prima di tutto devono venire le scelte a livello nazionale: pensiamo agli indispensabili investimenti nella ricerca e nella formazione continua" ("Treu: un accordo bi-partisan perché il Nord-est soffre e il Paese è malato", Il Gazzettino, 25/6/2003)

FEDERICO FAGGIN (Imprenditore): "La ricerca non è mai un lusso bensì una necessità, costoso si ma da affrontare con ottimismo imprenditoriale: su dieci idee, otto falliranno però due funzioneranno: e su queste dovremmo puntare perché saranno il nostro, esclusivo valore aggiunto. Inoltre, non accontentiamoci mai, continuiamo a imparare, anche dagli altri e non temiamo le nuove tecnologie, sfruttandone invece i benefici" ("L'innovazione per superare la concorrenza", Il Giornale di Vicenza, 30/9/2003)

FRANCO MASELLO (Imprenditore): "Si parla tanto di ricerca e si fa poco, eppure l'Italia è fra i primi sette paesi industrializzati. Non è vero che mancano i fondi, è che sono utilizzati per altri scopi. La piccola e media impresa è la meno votata alla ricerca in quanto impegna tempi troppo lunghi e le ricadute dirette non ci sono. Ed ecco dunque, l'idea di istituire borse di studio per tesi di laurea e di perfezionare accordi che coinvolgano docenti e studenti , finalizzati a migliorare i processi di innovazione dei prodotti. Altra via operativa scelta, sarà quella di organizzare corsi per insegnare come si fa a brevettare un prodotto". ("Ricerca, ambiente, energia pulita. Ecco le chiavi del nostro futuro", Il Giornale di Vicenza, 20/6/2003)

GIUSEPPE DE RITA (Segretario generale Fondazione CENSIS): "L'offerta (universitaria) è fin troppo articolata, ci sono corsi che sembrano specifici ma sono generici. C'è piuttosto un atteggiamento sbagliato delle famiglie e degli studenti, quello di concepire un corso di laurea come un bene di consumo piuttosto che un investimento, ritenendo che tanto ce lo si può permettere, come fosse regalare al figlio uno scooter" ("De Rita: Attenti alla delocalizzazione, potrebbe spingerci fuori dal mercato", Il Corriere del Veneto, 28/3/2003)

INNOCENZO CIPOLLETTA (Imprenditore): " Ma senza cervelli non c'è progresso. Per crescere bisogna attirare le persone, avere scambi culturali. I manager devono essere all'interno di una realtà dove poter attingere informazioni per applicarle in aziende" ("Progetto area metropolitana", Il Gazzettino, 2/3/2004)

FEDERICO FAGGIN (Imprenditore): "Credo che le risorse umane di lato livello nelle università e nelle aziende non manchino ad una Regione come il Veneto, ma bisogna acquisire una mentalità internazionale e metodi di ricerca produttivi come quelli già in atto nei grandi paesi concorrenti. I successi della Corea e di Taiwan sono stati costruiti in questo modo, mandando prima i figli nelle migliori università americane, lasciandoli poi a lavorare qualche anno nelle imprese statunitensi. Così al ritorno hanno ricreato un sistema capace di essere innovativo e competitivo sulla scena mondiale" ("Faggin: Veneti, serve una mentalità internazionale", Corriere del Veneto, 6/12/2002)

GIANANTONIO STELLA (Giornalista): "Un altro grosso deficit è la mancanza di manager…Mi viene fatto notare che Renzo Rosso della Diesel o Ivano Beggio di Aprilia hanno la quinta elementare. Attenzione però, guai a prenderli come esempio: loro assumono fior di laureati per far marciare le loro aziende. Bisogna mettersi intesta che uno dei prossimi obiettivi è mandare i ragazzi a scuola". ("Nord-Est, economia senza politica. Troppo provincialismo in Veneto", Il Giornale di Vicenza, 11/6/2002)

PAUL STREETEN (Boston University): "La formazione dei giovani è un passaggio indispensabile per il rafforzamento di un esemplare sistema economico. E se qualcuno ritiene che con troppe qualifiche le nuove generazioni continueranno come sta accadendo ora, a rifiutare un posto sicuro in fabbrica, Streeten invoca un aumento della retribuzione." ("Pagate di più i lavoro manuali", Il Gazzettino, 31/10/2002)


















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