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STEFANO BERALDO, amministratore delegato della De' Longhi
"Perché chiudiamo qui e apriamo in Cina", CorrierEconomia, 24/01/2005
"... noi eravamo l'ultimo giapponese rimasto a combattere nella foresta, pensando di poter produrre in casa. Ma lo sa che Black & Decker, il nostro principale concorrente negli Usa, lì non batte più un chiodo? Tutto in Cina fa. Mi creda, per De' Longhi questa è una svolta epocale, che consentirà di mantenere un'azienda leader che investe e cresce. Non l'avessimo fatto saremmo crollati. ... Abbiamo agito tardivamente a uno scenario di fattori negativi. Affrontiamo costi crescenti: l'acciaio e la plastica sono saliti di prezzo, i trasporti pure e il costo del lavoro in Italia è rigido. Sulle vendite si è abbattuto il crollo del dollaro: il cambio si è mangiato più di metà della nostra crescita. Davanti a concorrenti americani che ormai producono tutto in Cina a costi inferiori , e che viceversa si sono grandemente avvantaggiati dal cambio, non potevamo che adeguarci. ... Sottolineo che noi, a differenza di altri, andiamo lì con il nostro know-how e ce lo teniamo stretto. Altri, americani come pure italiani, lo cedono insegnando ai cinesi come farci fuori. E guardi che il problema non è solo il costo del lavoro: riguarda l'intero sistema Paese. La vera variabile non è la manodopera, che incide tra il 10% e il 20%. Il punto è che in Cina è facilitata l'attività industriale in sé: le strade funzionano, i porti pure, non c'è la tangenziale di Mestre che c costrinse a chiudere uno stabilimento a Mira, l'indotto e la componentistica rispondono a ogni esigenza. Costa meno tutto e funziona meglio.
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