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ALREDO PASSARIELLO, amministratore delegato della Belfe di Marostica (VI)
"Belfe fugge dalla Cina "Perdevamo soldi e clienti", Il Corriere della sera, 13/6/2004"
…Il manager lancia una cura alternativa per l'azienda di Marostica: "Fino a pochi mesi fa si acquistava in Cina, Vietnam e Singapore. Adesso non c'è un solo pezzo di tessuto o maglieria che venga da lì e una quota del 70% è attribuibile a manifattura esclusivamente italiana. Il resto proviene da due laboratori specializzati in Romania, dalla Grecia, qualcosa perfino dalla Svizzera, Comunque Europa"… Lei afferma che avere fornitori nel Far East porta alla standardizzazione del prodotto. Cosa vuol dire? "I tempi di approvvigionamento diventano lunghi. I controlli di qualità, checché se ne dica, più difficili. Infatti spesso si acquista al buio e ci si accorge dopo degli eventuali difetti. Tutto questo non solo fa a pugni con l'esigenza di realizzare le collezioni sempre più velocemente ma spinge l'industria acquirente a non osare sui materiali, sulle sperimentazioni: chi si rivolge a fornitori del genere non può chiedere cose molto complicate. E poi anche questa faccenda dei costi: ad alcuni si fa troppo caso, su altri ci si distrae". Quali? "I viaggi frequenti dei tecnici in Asia, i materiali acquistati con eccessivo anticipo e altre voci secondarie. Esaminando il processo nel suo complesso, andare nel Far East non era poi un così grande affare. Il know how è in Italia ed è qui che dobbiamo cercare l'eccellenza di cui abbiamo bisogno per tornare a crescere. Le faccio un esempio: per la qualità e la bellezza di certi capi, i lavaggi sono tutto. Gli americani si rivolgono a ditte del nostro Paese per farseli fare: Non trovano di meglio in giro nel mondo. Noi facciamo lo stesso"…
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