LUCIANO BENETTON, fondatore e presidente del gruppo Benetton

"Benetton. Produzione all'estero, ma in Cina no", Corriere del Veneto, 13/5/2004

... "In realtà Benetton è in Cina da quindici anni, abbiamo fatto una joint venture con un'azienda locale. Ma i volumi non sono significativi e non abbiamo intenzione di trasferire quote produttive in quel Paese. Benetton vuole rimanere centrale in Europa".
Quale Europa? Quella dei Paesi dell'Est? "Ungheria, Cecoslovacchia, ex Jugoslavia, Romania. Ma anche Portogallo e Spagna".
Zoppas, Geox, De Longhi e molti altri fondano stabilimenti bandiera, le sedi produttive all'estero di Benetton sono sempre invisibili. C'è un motivo? "Non le abbiamo mai fatte né le faremo. La consideravo una strategia vecchia vent'anni fa. Andiamo dove le aziende ci sono già e possono lavorare per noi, aziende di medie dimensioni, specializzate. Magari condividendo l'impegno con qualche partner. Altrimenti si corrono dei rischi, in Italia come all'estero" ...
Perché non la Cina? "Perché la moda è un prodotto veloce e perché vogliamo garanzie sulla qualità ..."
Come mercato di assorbimento? "Oggi pensare di andare a vendere il made in Italy ai cinesi è un atto di presunzione. In Cina non si impone niente. Prima di tutto perché si sentono in grado di produrre tutto da soli e poi perché non c'è ancora una classe media che compra, un meccanismo violento dei consumi. La moda, così come me la ricordo in Italia negli anni Sessanta, deve fare ancora un vero ingresso. E in ogni caso, quando lo farà, bisognerà pensare a prodotti adatti a quel mercato, al China for China".
Cosa vuol dire China for China? "Per aggredire il mercato cinese bisogna avere una visione locale, non spedire merce e basta. In futuro potrebbe diventare un mercato straordinario. Di certo oggi non lo è ancora, oggi è soprattutto terra di produzione ..."