NINO SUNSERI, inviato di Libero

"Ecco il trucco che fa ricchi i Cinesi", Libero, 1/4/2004

... le principali aziende internazionali stanno sbarcando in Cina con lo stesso animo dei cercatori d'oro del Klondike: tutti con pala e piccozza sperando di trovare il filone buono. Tutti con il cuore in gola sperando di non essere arrivati a tempo scaduto, quando ormai la festa è finita. Perché se è vero che l'imprenditore atesino Helmut Snefter ha fatto fortuna piazzando i suoi salamini a lunghissima conservazione (quattro anni) all'Armata Rossa cinese, è anche vero che la Piaggio ha trovato da queste parti la tomba: il governo, d'improvviso, ha messo fuorilegge i suoi motori sostenendo che si tratta di una misura a tutela dell'ambiente. Perché Giorgio Ximeris, un greco che ormai parla con accento friulano, può raccontare il successo della Danieli (impianti siderurgici) che in diciassette anni in Cina è passato da zero a 200 milioni di fatturato (circa un terzo di tutto il gruppo), ma la Pirelli deve lamentare il fatto che nei suoi stabilimenti, a 80 chilometri da Shanghai, la corrente elettrica non c'è quasi mai il lunedì e il martedì. E gli stipendi? Un vero rebus. La Fiat, che ha 11 mila dipendenti in Cina, paga 300 dollari a Nanchino (che sono già il doppio dei 180 della paga dei metalmeccanici). Assai di meno se assume negli stabilimenti del Nord. Molto di più invece se prende il personale negli stabilimenti di Shanghai. Una riedizione delle gabbie salariali. Certo, se non fosse che le imprese cinesi pagano quasi tutti in nero e nessuno controlla: tanto più che i salari vengono versati giornalmente e gli amministratori non hanno idea della struttura dei costi.