"Il boom dei distretti moltiplica la forza del made in China", Il Sole 24 Ore, 18/10/2005

Le piastrelle a Foshan. I maglioni di cachemire a Qinghe. Le scarpe a Wenzhou. I rubinetti a Kaiping. Le lampade a Guzhen. I bottoni a Qiatou. Gli orologi, i giocattoli, gli occhiali e i mobili a Dongguan. Eccola qua la Cina dei distretti industriali, la Cina "officina del mondo" che in quelle lande brutte, squallide e inquinate vive il suo grande paradosso: quello di aver seguito un paradigma di sviluppo alieno a qualsiasi piano e a qualsiasi pianificatore ...
Sono loro che, nel giro di pochi anni, hanno trasformato molte zone della Cina povera e rurale in piattaforme industriali potentissime, in grado di competere sul mercato internazionale e di esportare il made in China nel mondo ...
I distretti sono nati, cresciuti e proliferati nelle aree più ricche della Cina. I due grandi Delta, quello del Fiume delle Perle e dello Yangtze (dove se ne contano a decine), lo Zhejiang, lo Shandong e il Golfo di Bo Hai. Vale a dire lungo la fascia costiera, dove il volano distretto-sviluppo locale ha funzionato a meraviglia ... 
... Ma c'è un punto sul quale i distretti industriali del Celeste Impero si differenziano profondamente dalle
esperienze di altri Paesi industrializzati: la totale assenza di radici storiche ...  Cina lo sviluppo dei cluster sia stato favorito a livello locale dalle politiche di incentivi fiscali; dalla presenza di zone economiche speciali; oppure dalla spinta dei Governi locali (qualche volta anche di quello centrale).
... Teorie a parte, la crescita economica futura della Cina passa dalla sua capacità di moltiplicare i cluster.