"Il made in Italy è made in China, addio artigianato del Bel paese", La Stampa, 28/09/2005

Oltre i vestiti le polemiche. Questa edizione di sfilate milanesi sembra avereun leit motiv: l'attacco al made
in Italy. Dopo AnnaWintour, direttrice di Vogue America con la sua lista dei sette nomi top del sistema moda,
adesso due articoli usciti su autorevoli giornali stranieri, L'Herald Tribune e il Wall Street Journal sollevano il problema della crisi del Made in Italy e comunque del non senso di continuare a chiamare così un prodotto che è fatto fuori dai confini, in Africa, in Cina, nell'est europeo ...
I "giganti dello stile europeo" adesso rischiano di essere battuti dalla globalizzazione e soprattutto dall'incedere veloce su piazza di nuovi mercati. Primo fra tutti quello della Cina ...
Crisi che coinvolge anche la Francia dove, per esempio, Celine (scrive sempre il Wall Street Journal) ha scelto di produrre alcune borse in Cina ...
Diego Della Valle, invece, crede assolutamente alla forza del made in Italy che "significa qualità, stile, tradizione, artigianalità". "Credo sia giusto, però - spiega - che chi decide di fare le cose fuori dall'Italia sia chiaro. Deve avere il coraggio di scriverlo e non nascondere il marchio "made in china" dentro una manica o sotto una fodera". "La borghesia cinese - continua Della Valle - diventerà il grande consumatore delmadein Italy e vorrà comprare prodotti esclusivi fatti in Italia, non in Cina".