"Qui Pechino, falsi per tutti i gusti (e botte a chi indaga)", Il Sole 24 Ore, 12/05/2005

... Il mercato della seta di Pechino è una vecchia bestia nera delle griffe dell'alta moda. Una volta (che per i tempi dell'industria edilizia cinese significa otto mesi fa) il traffico dei prodotti contraffatti avveniva in un budello stretto, buio e polveroso dove stavano allineate decine di bancarelle. Poi l'area è stata "bonificata": le ruspe hanno spazzato via la vecchia strada della seta e il circo dei falsari si è spostato armi e bagagli nel nuovo Xiushui Market costruito proprio lì a fianco. ... Ecco perché, come ammette Fang, il traffico illegale al Xiushui Market prosegue come è più di prima ...
Le sue parole mettono il dito nella piaga: la rete di complicità e di connivenze occulte che protegge lo scandaloso mercato dei falsi. Un mercato che non dà da mangiare ai soli commercianti al dettaglio. Ma anche a chi fabbrica, trasporta e distribuisce la merce contraffatta. Nonché a chi affitta gli spazi commerciali. Ciò spiega perché, nonostante la sua grande visibilità, il Xiushui Market continui a essere una specie di terra di nessuno dove imperversano ribaldi e disonesti di
ogni risma. Nel cuore di Pechino e in barba alla legge. Che fare? "Finora le grandi case di moda hanno speso una fortuna per stroncare la vendita di prodotti contraffatti al Xiushui Market, ma senza cavare un ragno dal buco", afferma Joseph Simone, avvocato di Baker & McKenzie. Il quale ha escogitato una nuova idea: agire legalmente non solo contro i negozianti, ma anche contro i proprietari degli spazi commerciali che ospitano i trafficanti.