|
"Le piccole imprese colonizzano i Balcani", Il Gazzettino, 15/11/2002
L'Europa dell'Est negli ultimi anni è diventata il più grande mercato di vendita italiano e la base preferita d'internazionalizzazione produttiva per le piccole-medie imprese, un boom che non finirà nei prossimi anni, almeno secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, che parla per i Balcani di una crescita del 2-3% per quest'anno (pesa la crisi in Grazia e Romania) e del 4% nel 2003. Dal 1997 al 2001 le esportazioni nei sette Paesi dei Balcani sono salite del 71% contro un +27,8% registrato nel resto del mondo. E quest'anno va ancora meglio: +10% nei primi cinque mesi contro il -4,6% generale. L'Italia è il primo partner commerciale di Romania, Albania, il secondo della Slovenia. Il secondo fornitore in Bosnia, Croazia, Ungheria e Cechia, ma anche in Macedonia si va sicuramente forte… Cifre esatte non se ne fanno, ma un rapido censimento del ministero delle Attività produttive parla tranquillamente di oltre cinquemila imprese attive e quasi ventimila registrate ... Sono sempre di più i veneti, soprattutto padovani e rodigini, che stanno investendo in terreni agricoli, che qui sono ancora a prezzi bassissimi, tipo 1.500 euro all'ettaro. L'ultima frontiera sarebbe addirittura l'Ucraina, dove con 150 lire ti porti a casa un metro quadrato di terra ... Poi la realtà è ben diversa, molti imprenditori non si registrano (in Romania, per esempio, non c'è l'obbligo di iscrizione in Camera di Commercio), altri utilizzano prestanome ... Questa voglia di riservatezza nasconde comunque un pericolo: l'incapacità di pensarsi in squadra, di lavorare come italiano. Nell'Est vicino ci sono ancora troppi imprenditori che viaggiano sotto traccia, fanno i sommergibili sperando di farla franca con le regole e con la concorrenza. Ma con l'arrivo dell'Europa e del mercato vero questa delocalizzazione da sommozzatori avrà poco respiro.
|
|
|