Addio al modello Romania, Il Gazzettino, 2/12/2003

Volge al termine la fase di una sorta di "delocalizzazione stracciona", che si limitava a inseguire il richiamo dei costi bassi e va prendendo piede un'internazionalizzazione adulta, dove occorre attrezzarsi per affrontare le sfide del mercato. Lo segnala una ricerca della Fondazione Nordest presentata ieri a Trieste e che si può sintetizzare in un concetto di fondo: non è più il costo del lavoro a guidare le scelte di investimento estero delle imprese nordestine ... I comportamenti competitivi delle imprese sembrano orientati soprattutto a gestire con la massima cura il rapporto tra i costi e la qualità dei prodotti. Le strategie basate sui costi possono essere di due tipi: una centrata sui bassi salari e sul dumping socio-ambientale; l'altra, decisamente maggioritaria, centrata sul progressivo miglioramento dell'organizzazione produttiva delle aziende. E qui entra in gioco la qualità: la certificazione e la tracciabilità dei prodotti sono azioni strategiche suggerite dalle imprese oggetto della ricerca, per agire con successo sui mercati di sbocco. Dove si può disporre tra l'altro di un fattore competitivo di partenza: i prodotti "made in Italy" dispongono infatti di un valore aggiunto notoriamente molto elevato. Certo, ci sono anche i punti critici: gli imprenditori intervistati sottolineano ad esempio l'esigenza di aumentare il livello tecnologico complessivo, perché oggi le piccole e piccolissime aziende nordestine realizzano prodotti con basso contenuto di tecnologia e relativamente semplici da imitare oltretutto a prezzi fortemente concorrenziali: vedi il caso della Cina. La sottolineatura ripropone un vecchio limite, e cioè le dimensioni aziendali: il rapporto segnala che la costituzione di consorzi tra aziende potrebbe favorire la creazione di un ambiente all'interno del quale sviluppare investimenti in ricerca e innovazione di prodotto.