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"E'made in Italy anche se prodotto a Pechino", La Stampa 24/04/2005
Le aziende italiane possono delocalizzare la produzione industriale in Cina e in altri Paesi applicando poi sulla merce messa in commercio la dicitura "Italy" e la bandiera tricolore senza violare la normativa introdotta dalla Finanziaria del 2003 a tutela del "Made in Italy", perché ciò che rileva non è il luogo di produzione del manufatto ma l'identificazione del produttore e la riconducibilità del prodotto all'azienda. È quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione, III sezione, relativa al caso di una azienda di abbigliamento sportivo della provincia di Napoli, la Legea, sponsor tecnico di diverse squadre di calcio italiane, produttrice di maglie e tute di squadre, assistita e difesa dall'avvocato Maurizio Borghese del Foro di Napoli, e che ha rigettato il ricorso proposto dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale partenopeo contro l'ordinanza del gip dello stesso tribunale del 16 aprile dell'anno scorso che aveva disposto la restituzione dei capi di abbigliamento sportivo all'azienda stessa. I prodotti erano stati sottoposti a sequestro probatorio da parte della polizia giudiziaria del Servizio vigilanza antifrode doganale (Svad) perché si riteneva violassero la normativa introdotta con la Finanziaria del 2003 a tutela del Made in Italy. La vicenda riguarda comunque la produzione industriale e non i prodotti agricoli per i quali il luogo di produzione è essenziale in quanto essi risentono delle condizioni ambientali.
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