ALFREDO RECANATESI, editorialista di economia

"Competitività, oggi il governo decide, ma non c'è intesa su dazi per la Cina", Il Giornale di Vicenza, 11/03/2005

"... immaginiamo pure di poter fermare alle frontiere merci non omologabili, contraffatte, o con marchi falsi (a dirlo si fa presto, a farlo un po' meno): avremmo risolto il problema? Se si crede questo si spiega perché si sia arrivati a questo punto, quando, ad esempio, ci si strappa i capelli e si promuovono scioperi per i rischi che corrono migliaia di aziende tessili in seguito alla rimozione delle ultime quote di importazione dalla Cina, rimozione programmata da dieci anni. In questo decennio, quando c'era tutto il tempo per regolarsi di conseguenza, non hanno fatto nulla i politici (che ora, nella imminenza delle elezioni, agitano un chimerico recupero dei dazi); non hanno fatto nulla le organizzazioni imprenditoriali; niente i sindacati; e men che meno la massa di piccole imprese, svegliatesi solo ora di soprassalto senza avere idea sul da farsi.
... In Europa ci sono anche Francia e Germania, Paesi per i quali la Cina è in primo luogo un compratore; così, grazie al boom cinese i tedeschi sono diventati i primi esportatori al mondo . Non sono in competizione con Pechino perché i loro prodotti hanno una qualità e un contenuto di innovazione che l'economia cinese non può imitare né contraffare. L'Italia, invece, paga l'errore di voler risolvere il problema della competizione riducendo costi e vincoli: contenimento salariale, flessibilità, riduzione dei trasferimenti ai comuni per ridurre l'imposiizone fiscale, tagli allo Stato sociale, semplificazioni amministrative che si risolvono essenzialmente nel laisser-faire.