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LIVIO CAPUTO, giornalista e scrittore
"Arroccarci in difesa è assolutamente inutile", Il Gazzettino, 08/03/2005
"Con oltre ventimila imprese a rischio su un totale di 68000 nei settori tessile, calzaturiero, e dell'abbigliamento, il governo italiano non poteva fare a meno di tentare la carta delle misure antidumping per fermare l'invasione dei prodotti cinesi dopo la recente abolizione delle ultime barriere doganali. ... Il problema che l'Europa dovrà affrontare è come difendersi da una minaccia che potrebbe costarle centinaia di migliaia di posti di lavoro senza violare accordi che, forse con una certa dose di imprudenza, ha recentemente sottoscritto. I classici dazi di un tempo contravvengono oggi alle regole del Wto, e possono essere introdotti in via transitoria solo in circostanze eccezionali. Lo stesso Wto prevede, invece, la possibilità di adottare misure antidumping, che servano da freno alle importazioni di prodotti venduti sottocosto, e quella di combattere le contraffazioni e l'uso abusivo di marchi registrati. Il difficile, tuttavia, è provare che i cinesi, che hanno costi di produzione valutati un venticinquesimo dei nostri, non devono misurarsi con la legge 626 né con restrizioni sindacali, e per giunta godono della svalutazione dello yuan rispetto all'euro, facciano effettivamente del dumping. ... L'odierno sciopero del settore, inutile nel senso che danneggia le imprese italiane e non certo i riduttori cinesi, conferma che l'allarme è elevatissimo. Un cosa è certa: se anche dovessimo vincere questa battaglia, non significa che riusciremo a vincere anche la guerra, in una prospettiva storica, in settori in cui alta qualità e innovazione interessano solo una parte modesta del mercato, finisce fatalmente con il prevalere chi offre i prezzi più competitivi. ... Quello che dobbiamo, e possiamo cercare di ottenere, è un periodo di transizione più lungo, in cui rilanciare le nostre imprese".
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