"Sfida a Ciampi nel nome dei dazi. Il premier guida la rivolta anti-Cina", La Repubblica, 02/03/2005

Il dissenso 'cinese' tra il Quirinale e Palazzo Chigi è esploso sullo sfondo di una tensione che cova da mesi ... è la guerra del tessile-abigliamento italiano contro l'apertura delle frontiere regolata dall'Organizzazione del commercio mondiale (Wto) ...  E' questa rivolta protezionista che spiega l'uscita di Berlusconi ...
"Non è vero che la cina e l'India siano mercati importanti, in realtà sono paesi dove pochi consumatori hanno un potere d'acquisto adeguato per comprare le nostre merci" - ha detto Berlusconi - che ha quindi suggerito alle imprese di concentrarsi sui mercati dell'Est europeo ... l'uscita di Berlusconi è suonata come uno schiaffo al presidente della repubblica e anche a quello di Confindustria.
... Negli Stati Uniti i posti di lavoro minacciati sono stimati a 700mila. Ma l'impatto più forte non riguarda le nazioni industrializzate, bensì paesi emergenti che sopravvivevano al riparo del complesso sistema delle "quote": dal Nordafrica ai Carabi, allo stesso Sud-est asiatico.
L'Italia ha firmato gli accordi sullo smantellamento delle quote tessili dieci anni fa, nell'ambito di un pacchetto di misure di liberalizzazione del commercio mondiale nel passaggio dal Gatt al Wto. Da quella liberalizzazione i paesi ricchi come il nostro si aspettavano benefici superiori ai costi. A fronte di industrie minacciate dalla competizione di paesi a basso costo del lavoro, altri settori a più alto valore aggiunto dovevano vedersi aprire nuovi mercati di epsortazione. E così è stato. Oggi la Cina infatti non è solo un minaccioso concorrente che si prepara a invadere il mondo con i suoi vestiti: è anche il terzo mercato d'importazione del pianeta dopo gli Stati Uniti e l'Unione europea.
... Anche se l'Italia è tra i paesi meno attivi nel cogliere le opportunità di esportazione in Cina, la nostra industria della moda vanta numerosi esempi di marche note che delocalizzano la produzione in quel paese beneficiando dei suoi costi inferiori. Esiste anche una "invasione italiana" di alto livello in Cina: uno dei marchi più diffusi per la sua rete vendita capillare è Zegna.