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ALFREDO RECANATESI, editorialista di economia
"Invasione cinese. Servono scelte di politica economica", La Stampa, 10/01/2005
"... sono più di dieci anni che l'apertura del nostro mercato, alle merci cinesi era cosa nota; più di dieci anni di tempo per prendere le contromisure. E invece siamo qui, all'inizio del 2005, a preoccuparci per la sorte delle migliaia di imprese nazionali che da sempre operano in questo settore dando lavoro a decine o centinaia di migliaia di persone. C'è già di che allarmarsi per tanta miope imprevidenza sia dell'imprenditoria che della politica, ma c'è dell'altro. Allarma ancor più la reazione che, seppure molto tardivamente, si sta sviluppando. Questa reazione sembra esaurirsi in un inasprimento dei controlli doganali sulla evasione dei dazi, in particolare nel porto di Napoli, in una intensificazione delle verifiche di repressione delle falsificazione e delle contraffazioni, nonché agevolazioni (fisco, flessibilità) da accordare alle imprese. Insomma, una reazione di polizia accompagnata da una secchiata d'acqua tolta dal mare del divario competitivo. ... La strategia che era implica nella teoria della globalizzazione non prevedeva che le imprese occidentali continuassero a fare ciò che hanno sempre fatto con la sola variante della localizzazione degli impianti manifatturieri; prevedeva invece che queste produzioni mature fossero lasciate all'iniziativa delle imprese dei Paesi emergenti perché l eimprese di Paesi più evoluti potessero dedicarsi a produzioni più avanzate, evolute, specialistiche. ... Nella storia che abbiamo davanti non c'è la possibilità che un Paese come l'Italia possa continuare a fare vestiti, magliette, biancheria, scarpe se si eccettua quel 10-15% e forse anche meno, che costituisce il top di gamma e che può essere venduto a qualsiasi prezzo. E a ripristinare questa possibilità non possono valere né gli intralci burocratici ed amministrativi che possono essere architettati alle dogane, né qualche limatura dei costi da accordare attraverso la fiscalità o col precariato del lavoro".
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