"Lo yuan che si rivaluta non incanta le imprese 'E' tutto come prima"', La Stampa, 23/07/2005

Anche l'economia italiana apprezza lo sforzo ma si trova al punto di prima: in difficoltà. Con la rivalutazione dello yuan al 2,1% il divario di competitività - 30, 50, forse anche 70 per cento - resta enorme. Alberto Forchielli, direttore dell'Osservatorio Asia e docente di economia all'Università di Bologna, taglia corto: "Il 2% non si commenta neanche. Ipotizziamo che nel futuro immediato si arrivi al 10, anche al 15%. Gli effetti resterebbero minimi. La Cina importa ed esporta grandi quantità di merci, quindi la rivalutazione peserà sulla differenza tra import ed export. Al 15% l'aumento dei prezzi per i produttori cinesi sfiorerebbe i cinque punti: la distribuzione è in grado di ammortizzare il colpo". Nell'immediato, continua Forchielli, pagano i grandi compratori - i "buyers" - americani: aziende come Walmarket, che a Pechino acquista merci per 18 miliardi di dollari l'anno (e infatti ieri a Wall Street è stata punita). "Invece ci guadagneranno - conclude l'economista - gli altri paesi con costo del lavoro molto basso: India, Filippine, Bangladesh, Centroamerica e Europa dell'est".