ALFREDO RECANATESI, editorialista di economia

"Accontentare tutti per non competere con nessuno", La Stampa, 28/02/2005

"Sebbene ancora da definire, il 'piano di azione per lo sviluppo' assomiglia a quei decretoni che si facevano negli anni '80, provvedimenti legislativi che pretendevano di inseguire una molteplicità di obiettivi.
... Facendo un po' di tutto il fattibile, si finisce per fare anche qualcosa di utile e di condivisibile ... Ma facendo un po' di tutto si perdono almeno due occasioni si svolta strategica.
... sistema produttivo italiano, i cui problemi nell'affrontare la competizione globale derivano per una parte determinante dalla ampia prevalenza di aziende industriali troppo piccole, troppo dominate dalle famiglie proprietarie, troppo asservite alle loro occorrenze, e per questo motivo poco propense al rischio e diffidenti per gli investimenti a lento ritorno come quelli nella ricerca. Le aziende italiane, non hanno né la dimensione, né gli assetti proprietari che sono condizioni non sufficienti, ma certamente necessarie, per poter competere su mercati grandi quanto il mondo. Per recuperare competitività occorre superare questo stato di cose, ma a questo fine c'è solo un timido provvedimento (peraltro non il primo) per incentivare la concentrazione tra piccole imprese: come se potesse servire a qualcosa agevolare un processo che le aziende rifuggono a motivo della loro stessa natura.
... la pretesa di perseguire un aumento della competitività del sistema produttivo senza indurre una modificazione profonda della sua struttura e dei suoi assetti è una contraddizione in termini: è ritenere che possa essere competitivo su un mercato globale e con una moneta forte lo stesso sistema produttivo che si era rivelato competitivo su mercati segmentati e con una moneta debole".