DANILO TAINO, giornalista

"Dopo la Cina, l'India. Ciampi porta l'industria verso la nuova frontiera", Corriere della Sera, 11/02/2005

"... A prima vista, per un imprenditore italiano, l'India non è la Cina: non ha la stessa capacità manifatturiera e non è un concorrente portentoso nella produzione di merci; è un centro emergente di cervelli che producono servizi ma soprattutto interessante (e minaccioso) per i Paesi anglosassoni. Uno dei punti di forza indiani, infatti, è la capacità di rispondere da Calcutta a un cliente di una società di Philadelphia che dall'Oregon chiede istruzioni circa il suo lap-top; o l'abilità di capire le ricette volanti di un dentista di Londra e registrarle in un computer; o la competenza di maneggiare la contabilità secondo gli standard anglosassoni.
...  Alla Tecnovate di Nuova Delhi, funziona un call-center in nove lingue: il dieci per cento dei 900 dipendenti è reclutato in diversi Paesi europei, a salari indiani tra migliaia di giovani entusiasti dell'idea di lavorare in India. Numerose società di ingegneria italiane - altro caso - sviluppano i disegni dei loro progetti alla periferia di Bombay: tecnici impegnati 12 ore al giorno, buona qualità, costi di due terzi inferiori a quelli occidentali. E un ventaglio sempre più vasto di imprese è attratto dall'India: dai colossi dell'aeronautica alla Reuters, agenzia giornalistica e fornitrice di notizie finanziarie, che ha aperto a Bangalore un ufficio da 1500 persone che analizzerà anche i bilanci delle società quotate a Wall Street.