GIAN PAOLO PRANDSTRALLER, editorialista

I nuovi imprenditori, Corriere della Sera, 07/10/2004

... delle seimila aziende italiane che risultano avere partecipazioni all'estero, più di duemila hanno trasferito fuori dai confini tutta o una parte della loro produzione. Il Veneto è largamente interessato a questo importante fenomeno: che significa che in Romania, Croazia, Bulgaria, Albania, Cina, Repubblica Ceca, ecc., esiste una forte delocalizzazione di aziende venete ...
Il fenomeno "delocalizzazione", oltre ad implicare il ricordato spostamento, presenta altre conseguenze molto interessanti. Un'indicazione probabilistica che tra non molti anni qui da noi rimarrà solo il "cervello" delle imprese.
... Cambrierà pertanto la nostra architettura industriale. Nelle terre italiche, nelle città, nelle periferie, troveranno la loro sede naturale i "centri di ricerca". Il "centro di ricerca" sarà il vero epicentro della nuova impresa; attorno ad esso graviteranno i manager, gli ideatri delle strategie aziendali, i knowledge workers, quelli che pensano all'innovazione, attraverso la quale si proporranno manufatti e servizi molto competitivi.
... vi sarà un cambiamento della morfologia architettonica del Paese... Ancora: la classe operaia, già oggi in crisi, vedrà diminuire la propria presenza operativa.
... Infine anche l'imprenditore dovrà diventare professionale e creativo per poter sopravvivere: dovrà spiazzare continuamente i suoi concorrenti con qualcosa di nuovo.
... E' possibile immaginare che nascerà un imprenditore in stretto collegamento con ingengeri, biologi, chimici, medici, matematici, farmacologi, economisti, geologi, giuristi e creativi del più vario genere, come designers, artisti, scultori, scrittori e così via.
... Se tutto questo avverrà, la dslocazione all'estero della produzione non sarà fine a se stessa; sarà piuttosto il segno che l'Italia si sta schierando tra i paesi veramente avanzati e che le cose sul italiane sul piano produttivo andranno verso il meglio.