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RENATO MASON, segretario generale Confartigianato del Veneto
Delocalizzazione, basta "Premi" a chi fugge, Corriere del Veneto, del 09/09/2004
L'azienda, grande o piccola che sia, per sua definizione deve tendere allo sviluppo ed al profitto, non senza avere come faro la responsabilità e l'etica del vero imprenditore. Riteniamo quindi che i problemi non siano la imprenditoriale, ma altri: - produrre fuori dall'Italia significa effettivamnete meno ricchezza - da tutto questo ne derivano conseguenze preoccupandi per la nostra regione sia sotto l'aspetto sociale che economico. In definitica un impoverimento della nostra "cultura" in senso lato. E su questo la classe dirigente veneta non può non interrogarsi e non può non approntare soluzioni che evitino queste difficoltà - la nostra preoccupazione riguarda quindi non tanto la scelta imprenditoriale quanto se sia lecito favorire con denaro pubblico scelte ancorchè legittime delle imprese. Una cosa è infatti intervenire per tutelare gli esuberi di un'impresa in difficoltà un'altra è permettere ad una azienda già in epsansione di aumentare ulteriormente la redditività che sempre più spesso viene reinvestita in attività estranee al territorio originario e spesso anche al core business.
La nostra azione ha un unico fine: ottenere che la classe dirigente pubblica della regione destini le risorse disponibili per favorire le imprese che restano sul territorio. E a questo proposito avanzo tre proposte: 1) destinare delle risorse per abbattere l'Irap sulle nuove assunzioni 2) individuare una tassazione particolare per chi riporta in patria posti di lavoro delocalizzati o comunque sceglie di restare 2) sostenere nel concreto la riforma federalista del sistema contrattuale dell'artigianato recentemente siglata dalle parti sociali, defiscalizzando gli incrementi salariali territoriali legati alla produttività di ogni specifico settore. |