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MASSIMO GAGGI, inviato de Il Corriere della sera
"La Cina? Ferrari, Gucci e il capitalismo di Stato. Più politica che regole: "Ma crescere è d'obbligo"", Il Corriere della sera, 29/4/2004
... la rivoluzione di Deng Xiaoping, racchiusa in due frasi celebri ("Non importa se un gatto è bianco o nero, l'importante è che prenda i topi" e "Arricchirsi è glorioso") e i 25 anni di apertura ai mercati seguiti dalla svolta del 1979, hanno trasformato gli iscritti al Partito in una gigantesca casta di 64 milioni di "eletti", selezionati prevalentemente sulla base di criteri di capacità e merito ... ... dietro i bagliori dei grandi arricchimenti cresce un capitalismo pianificato nel quale prosperano mille giganti industriali formalmente autonomi, guidati da presidenti e amministratori delegati sempre sotto i riflettori dei media. Ma in ogni società c'è un personaggio poco visibile, in genere qualificato come "senior economist" o "ingegnere capo" la cui parola è decisiva per dare via libera a un investimento o a un grosso affare: è il rappresentante del Partito. La Cina divenuta secondo mercato mondiale per Rolls Royce e Ferrari, la Cina in cui la Bentley ha aperto filiali in sei province e in cui Cartier, Gucci, Armani e cento altre griffe inaugurano in continuazione nuovi negozi attirati da un mercato potenziale di 15 milioni di nuovi ricchi, è il deserto dell'ideologia ma non della politica. L'opulenza dei nuovi ricchi è ostentata ovunque e stride con la povertà delle campagne. Ma la ricchezza individuale che sembra essere ormai diventata un fine, la misura di tutte le cose, per il Partito è solo un mezzo, il modo più rapido ed efficiente per stimolare la crescita economica del Paese. L'obiettivo non è più quello di creare una società di uguali ma quello di costruire una grande potenza globale in grado, nel giro di qualche decennio, di tener testa agli Stati Uniti.
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