"Parte al rallentatore l'anno dell'Italia in Cina", Il Sole 24 Ore, 24/01/2006

Si è aperto l'anno dell'Italia in Cina. Da qui alla primavera del 2007, spiega il ministero degli Esteri, che ha organizzato la manifestazione, il Belpaese porterà oltre la Grande Muraglia il meglio della propria cultura millenaria, da Pompei fino all'arte contemporanea. E anche il meglio della propria industria, creatività e tecnologia ...
La coincidenza con l'anno della Russia in Cina è un altro dei paradossi della manifestazione italiana appena cominciata. Una domanda sorge spontanea: avendo avuto l'idea dopo i russi, non si poteva aspettare per evitare sovrapposizioni con un'iniziativa che, visto anche il peso politico di Mosca a Pechino, rischia di oscurare la nostra? "Avevamo suggerito di spostare tutto al 2007, ma gli italiani hanno insistito per organizzare la manifestazione quest'anno", sostiene lo stesso Governo cinese ...
Di fronte a tanta improvvisazione, non resta che confidare nello "stellone" italico ...
Come si misurerà quello di "Italia in Cina 2006"? I parametri sono tanti: il numero dei visitatori alle mostre, la presenza del nostro Paese sui media locali, la visibilità del made in Italy (non solo quella della moda, che è già eccellente) in giro per il Paese. Ma visto che, per ammissione dello stesso ambasciatore italiano a Pechino, Gabriele Menegatti, il principale obiettivo di "Italia in Cina 2006" è il business, i veri parametri di giudizio saranno altri. Semplicissimi.
Per sapere se "Italia in Cina 2006" ha fatto centro, tra un anno esatto a quest'ora basterà chiedere ai Consorzi di Parma e San Daniele se sono finalmente riusciti e vendere i loro prosciutti sul mercato cinese; alle griffe di moda, se vedranno diminuire sugli scaffali dei grandi magazzini di Pechino le copie contraffatte dei loro prodotti; agli imprenditori, se sono riusciti a trovare dei canali preferenziali per investire o semplicemente per fare affari oltre la Grande Muraglia. Ultimo, ma non meno importante, tra un anno a quest'ora bisognerà chiedere alle tante migliaia di cinesi desiderosi di venire in Italia per turismo o per affari se sono riusciti nell'ardua impresa di ottenere un visto della Repubblica italiana, o se invece sono stati costretti a sbarcare in Italia via Schengen passando per Francoforte o Parigi.