ALFREDO RECANATESI, editorialista di economia

"Le contraddizioni dei freni all'import per il tessile cinese", La Stampa 09/05/2005

"C'è una rilevante contraddizione politica nella richiesta di contrastare per via amministrativa le importazioni
cinesi. La contraddizione è tra l'assunto che la globalizzazione debba servire a collocare ogni produzione
là dove essa è più conveniente per il consumatore finale, e la richiesta, ora che questo effetto si produce, di bloccarlo adducendo la crisi dell'industria europea. Questa contraddizione ne genera una seconda come speculare corollario: da una parte si reclama ogni possibile contenimento dei costi (a cominciare da quelli del lavoro e dello Stato sociale) per poter fronteggiare la maggiore concorrenza portata dalla globalizzazione, ma dall'altra si vorrebbe impedire che gli stessi sui quali ricadono maggiormente gli effetti di questo contenimento dei costi possano approfittare dell' altra faccia della medaglia, ossia dell'opportunità di avvalersi per i propri acquisti delle offerte più convenienti ...
... La richiesta di queste misure è motivata con la circostanza che l'industria tessile italiana ed europea rischia di sparire, soccombendo ad una competitività ottenuta con lo "sfruttamento" dei lavoratori ... I cinesi, però, non si sentono affatto sfruttato ... Le loro condizioni di lavoro, comunque, non possono essere valutate col metro del nostro livello di sviluppo e di protezione sociale.
... Il caso della Cina è eclatante, certo, ma se venisse accolto il principio della parità delle condizioni operative come condizione per liberalizzare i commerci, allora la Germania potrebbe reclamare limitazioni alle importazioni dall'Italia perché vi è un costo del lavoro più basso, e così la Svezia perché la sua attività produttiva è colpita da una tassazione più elevata ... "