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08/07/2009

ITALIA SECONDA NEL SETTORE INFORMATION TECHNOLOGY IN EUROPA

Nel Primo Rapporto sull'Information Technology in Italia, realizzato da Assinform in collaborazione con Camera di Commercio di Milano, risulta che il nostro Paese è il secondo in Europa in questo settore per numero di imprese e di addetti: con 97mila aziende,  390mila addetti e un valore aggiunto che copre il 2,8% del totale prodotto dall'industria e servizi a livello nazionale, l'informatica italiana costituisce uno dei primi settore industriali del Paese e uno dei primi settori IT a livello europeo.
"Nel 2009 le nostre stime indicano che l'IT entrerà in recessione con un calo delle attività di -5,9%, dovuta alla contrazione dei budget aziendali - ha dichiarato il presidente di Assinform, Ennio Lucarelli, alla presentazione del Rapporto -  Ma attenzione, la riduzione degli investimenti in IT è una china scivolosa, che trascina verso il basso le possibilità di ripresa della nostra economia e fa arretrare le sue capacità competitive".
Dal rapporto emerge una realtà complessiva che presenta luci e ombre, ma ci sono anche alcune sorprese positive. Nel confronto europeo, infatti, l'IT italiano si trova solo dopo il Regno Unito per numero di imprese, prima di Francia e Germania, così come nel numero di addetti in rapporto alla popolazione totale.
Il settore IT italiano è costituito, come nella maggior parte degli stati europei, per il 92,94% da attività software, a fronte di un 3,6% di hardware e un 4% di assistenza tecnica. Nonostante la percentuale bassa, nell'area hardware fanno parte le 40 medie imprese italiane di produzione che, con un fatturato di oltre 1500 milioni di euro, si collocano al primo posto in Europa; nell'area software e servizi vi sono le 640 medie e grandi imprese in cui si concentra il 70% degli addetti del settore, che con un fatturato di poco superiore ai 19 miliardi di euro, si collocano al quarto posto dopo le aziende di Regno Unito, Germania e Francia. Inoltre il settore IT italiano può vantare due grandi poli di produzione e sviluppo, Milano e Lombardia e Roma e Lazio, che presentano livelli di attività in linea con quelli europei. Queste due regioni, da sole, registrano il 38,5% delle imprese e il 42% degli addetti al settore sul totale nazionale.
Vi sono però anche delle criticità, sulle quali indirizzare gli sforzi: la grande frammentazione che vede l'It italiano composto per il 94% da piccole imprese, con un basso margine operativo che comporta una capacità ridotta ad investire in innovazione. Altri punti critici sono la scarsa internazionalizzazione e il deficit della bilancia commerciale del settore che nel 2008 ha registrato un saldo negativo pari a circa 5,1 miliardi di euro.
"Sostenere l'IT, per superare le debolezze di sistema che lo investono e valorizzare i suoi punti di forza, rappresenta un passaggio strategico per la modernizzazione e il rilancio del Paese" ha concluso Ennio Lucarelli.

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