18/03/2008
SOSTITUZIONI DI PERSONA E LADRI DI IDENTITA': IN AUMENTO SUL WEB Uno dei nuovi fenomeni che si sta diffondendo con l'aumento costante dell'utilizzo della Rete e dei servizi on line è quello dei furti di identità. Il termine, comunque, va spiegato dal momento che può rappresentare diversi tipi di crimine: esiste infatti la sostituzione di persona, ovvero l'appropriarsi dei dati di una persona reale per creare una nuova identità e un nuovo tipo di vita, oppure il reato in cui i dati identificativi vengono utilizzati per ottenere crediti o prestiti in nome dell'ignara vittima, o quello in cui vengono forniti dati di un'altra persona per compiere atti illeciti di varia natura. La cosa sorprendente è la facilità con cui i malintenzionati riescono a sottrarre ai cittadini i dati identificativi: sono sufficienti un computer, un collegamento veloce ad Internet e la navigazione in alcuni motori di ricerca per raccogliere dati attraverso alcune parole chiave mirate. Ma il furto di identità non avviene solo tramite la Rete: i risultati di una recente ricerca hanno rilevato che la maggior parte dei dati trafugati derivano da una gestione non attenta dei codici pin e delle password di accesso ai bancomat ed altri servizi elettronici. In realtà, infatti, i truffatori hanno più probabilità di carpire informazioni personali dalle normali attività giornaliere di ogni cittadino che non dalla Rete. Per questo motivo è molto importante prestare attenzione quando si digita il codice pin ad uno sportello bancomat, quando si compila un modulo per una tessera fedeltà, quando si firma la ricevuta della carta di credito su cui è riportato l'intero numero della carta, quando si riferiscono i propri dati per telefono o via mail, quando si buttano senza distruggerli documenti e ricevute del fisco, comunicazioni delle banca e altre azioni simili. Oltre a questa realtà, c'è anche quella di chi utilizza dati di un'altra persona per "crearsi" un'identità in Rete: dalla creazione di una casella di posta elettronica alla partecipazione a chat, newsgroup e forum. Una sentenza della Corte di Cassazione di fine 2007 ha riconosciuto colpevole un soggetto che aveva aperto un account di posta elettronica utilizzando i dati di altra persona esistente e mediante questo aveva allacciato rapporti in rete con altri utenti. La Corte ha voluto ricordare che chi si nasconde dietro una falsa identità al fine di recare danno ad altri o trarre profitto, commette reato ed è punibile non solo con sanzioni amministrative, ma anche con pene fino ad un anno di reclusione. |